ACEC (Associazione Cattolica Esercenti Cinema)

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Promossa dal CCC (Centro Cattolico Cinematografico) su sollecitazione della Vigilanti Cura, l’enciclica di Pio XI dedicata al cinema (29 giugno1936), e costituita il 18 maggio 1949 da alcuni sacerdoti romani, l’ACEC (Associazione Cattolica Esercenti Cinema) è l’organizzazione delle sale cinematografiche cattoliche italiane. Nello statuto, approvato il 2 giugno 1952, l’associazione si configura come aderente all’Azione Cattolica Italiana e si prefigge i seguenti scopi:
a) rappresentare gli interessi materiali e morali della categoria esercenti sale cinematografiche, in particolare nei confronti delle amministrazioni dello Stato, degli enti pubblici e privati, e degli organismi sindacali;
b) studiare e risolvere i problemi morali, sociali ed economici degli esercenti stessi anche mediante opportune intese con le competenti amministrazioni dello Stato, con le associazioni e gli enti interessati, specie al fine di incrementare al massimo la produzione e la distribuzione di pellicole che rispondano ai principi morali ed educativi della Chiesa cattolica;
c) assicurare ai suoi aderenti un servizio di consulenza e di assistenza legale, amministrativa e fiscale;
d) promuovere, favorire ogni intesa diretta a regolare nel comune interesse i rapporti con gli altri esercenti e l’industria privata del cinema.
La sua sede centrale è a Roma, in via Nomentana n. 251.
Conformemente agli indirizzi statutari, l’attività dell’ACEC si muove da subito lungo tutto l’asse distribuzione – consumo cinematografico, con un pronunciato interesse nei confronti dei problemi di un esercizio, qual è quello cattolico, che esce dal secondo conflitto mondiale ridimensionato, ma sostanzialmente intatto. Ciò grazie soprattutto all’impegno profuso negli anni Venti e Trenta dalle gerarchie ecclesiastiche.
I primi anni Cinquanta vedono quindi l’associazione impegnata nell’opera di qualificazione e organizzazione del circuito di sale dipendenti dall’autorità ecclesiastica: la convenzione con l’ANEC (Associazione Nazionale Esercenti Cinema) e l’ingresso nell’AGIS (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo) preludono all’interessamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che con decreto del 14 aprile 1950 interviene a disciplinare l’attività dei cinema con licenza parrocchiale, riconoscendone le specifiche finalità educative e morali.
Tale intervento propizia lo sviluppo e il consolidamento di tutta una rete di sale cattoliche: nel volgere di un decennio nascono e regolarizzano la propria posizione più di 4000 cinema, una struttura che l’ACEC provvede ad assistere mediante l’istituzione di un apposito servizio: il SAS (Servizio Assistenza Sale).
Quest’ultimo viene costituito il 25 ottobre 1955 e rappresenta la principale fonte di reperimento delle pellicole per le sale cattoliche; tra i suoi compiti figurano, infatti, la collaborazione con le sale circa l’osservanza delle norme dell’Autorità Ecclesiastica nella scelta dei film, l’assistenza agli associati nella contrattazione dei film (o la contrattazione diretta, su mandato delle varie sale), la spedizione e i pagamenti delle pellicole presso le case di noleggio.
Del 1957 è poi la nascita dell’UNS, l’Ufficio Nazionale dei SAS, che coordina e promuove la collaborazione tra tutti i servizi di assistenza delle sale.
L’ACEC si colloca in continuità rispetto a precedenti organizzazioni cattoliche del settore quali, ad esempio, il CUCE (Consorzio Utenti Cinematografici Educativi), costituito a Milano nel 1926 e trasformato in CCE (Consorzio per la Cinematografia Educativa) nel 1936, ereditandone peraltro quelle linee di indirizzo che costituiscono i principi guida della Chiesa in ambito cinematografico. Tra questi figura certamente la predisposizione all’occupazione degli spazi e la sostanziale predilezione per gli aspetti strutturali/organizzativi rispetto a quelli estetico/artistici. Più precisamente l’attenzione delle associazioni cattoliche si concentra sui problemi dell’esercizio (e su quelli connessi della distribuzione e del noleggio), trascurando per lo più il versante della produzione di pellicole. È questa una politica che se da un lato ridurrà a un numero scarsamente rilevante le realizzazioni di film, dall’altro punterà alla costituzione di un consistente circuito d’utenza, in grado di far valere tutto il proprio peso politico e commerciale e di incidere così sulle scelte del mondo cinematografico. Fin dalla Lettera Enciclica Divini Illius Magistri (1929), del resto, Pio XI aveva indicato le potenzialità educative di una cinematografia "governata da sani principi". Gli interventi successivi non faranno che confermare questa prima intuizione, a cominciare dalla Vigilanti Cura (1936) che, accanto alla classificazione dei film e all’istituzione degli Uffici di Revisione, individua, nella realizzazione e gestione delle sale, uno degli strumenti attraverso i quali "esigere che la stessa industria produca film corrispondenti pienamente ai nostri principi...".
Non sempre comunque tali indicazioni sortiranno l’effetto sperato. Lungo tutto il corso degli anni Sessanta e poi, in modo più preoccupante nei primi anni Settanta, le sale gestite dall’ACEC sperimentano le difficoltà di inserirsi nel tessuto sociale in rapida e caotica trasformazione.
L’atteggiamento cattolico tende a una chiusura anche nei confronti della produzione cinematografica, aspramente criticata e censurata – con la conseguenza di limitare drasticamente anche le possibilità di programmazione delle sale – piuttosto che aiutata a ritrovare motivazioni positive. La situazione di crisi si aggrava nel prosieguo degli anni Settanta, in concomitanza con la congiuntura che interessa tutto il cinema nazionale. Nel solo 1975, ad esempio, sono costrette a cessare la loro attività ben 124 sale e anche gli esercizi che resistono fanno registrare drastiche riduzioni in termini di presenze e di giornate di attività. Quasi prevedendo in maniera profetica la crisi di tali proporzioni, l’ACEC tenta dapprima la strada della distribuzione diretta di film per il proprio circuito, costituendo nel 1964 la Latere Film s.r.l., ma le varie ipotesi di cooperazione tra i SAS con fini realizzativi si rivelano troppo onerose e, in definitiva, impraticabili. Lo sviluppo del tema sulla qualificazione della sala parrocchiale porta ad approfondire i rapporti tra pastorale e cultura determinando un impegno associativo di presenza pastorale nel contesto ecclesiale post-conciliare e di presenza culturale nel mondo cinematografico italiano.
L’evoluzione ideologica dell’ACEC è scandita dai Congressi Nazionali svoltisi nell’arco dei suoi primi cinquanta anni di vita (1949-1999):
1° Congresso (1964): "Per un’Associazione viva e compatta inserita in una pastorale moderna".
2° Congresso (1969): "La sala della comunità una dimensione nuova".
3° Congresso (1974): "Dalla comunicazione alla comunione – Un’Associazione ecclesiale operatrice di pastorale e di cultura".
4° Congresso (1984): "La sala ACEC: ritrovarsi per comunicare".
5° Congresso (1999): "Memorie di una esperienza – Sala della comunità e Progetto Culturale della Chiesa italiana".
La via del rilancio passa attraverso l’idea di un rinnovamento della presenza sul territorio. Ciò significa in primo luogo una decisa riqualificazione della sala cinematografica cattolica ripensata come sala della comunità aperta non più solo al mezzo cinematografico, ma anche al teatro, alla musica, a nuove forme di multimedialità. Si avvertono insomma tutti i limiti di una impostazione basata esclusivamente sul cinema.
Le innovazioni non si fermano però qui: a essere rinnovati sono anche i criteri di gestione delle sale, che diventano appunto comunitari, determinati cioè dalla comunità anche se, comunque, sotto la responsabilità del parroco titolare.
La trasformazione della vecchia sala parrocchiale a sala della comunità è un passaggio che impegna l’esercizio cattolico per tutti gli anni successivi. In questa fase l’ACEC fa valere, come si è detto, tutta la sua presenza sul territorio: la sua costituzione a livello nazionale, regionale e diocesano le consente di esercitare un vitale supporto in termini di sovvenzioni, programmazione e promozione culturale, recensioni di film, proposte teatrali e musicali, corsi di aggiornamento per gli operatori.
Accanto a questa funzione di sostegno, l’ACEC cerca di avviare, soprattutto a livello regionale e diocesano, forme di collaborazione con gli organismi del settore: l’Agis, l’Anec, la Fice (Federazione Italiana Cinema d’Essai) e le varie forme di associazionismo. Sul piano ecclesiale, con il nuovo statuto (1998), l’ACEC è impegnata a operare in piena sintonia con gli indirizzi pastorali dell’Episcopato italiano e a realizzare un continuo collegamento con l’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali. Attualmente l’ACEC, alla quale la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) ha confermato il mandato di rappresentanza delle sale della comunità, provvede, su incarico della stessa CEI, alla conduzione tecnico-organizzativa della CNVF (Commissione Nazionale Valutazione Film). (Valutazione)

Bibliografia

  • La sala ACEC. Ritrovarsi per comunicare (Atti del IV Congresso nazionale), ACEC, Roma 1985.
  • AGEL Henri, Cinema e cattolici, LICE, Padova 1962.
  • BABIN Pierre, Langage et culture des medias, Éditions Universitaires, Paris 1991.
  • PIGNATIELLO Luigi M. - VIGANÒ Dario E. - LE MURA Grazia, Parrocchia e comunicazione, Centro Ambrosiano, Milano 1997.
  • VIGANÒ Dario E. - MARTINI Carlo Maria, Chiesa e cinema. Una storia che continua (Atti del Convegno ACEC), Centro Ambrosiano, Milano 1995.
  • VIGANÒ Dario E., Sala della comunità e progetto culturale , Effatà Editrice, Cantalupa (TO) 2005.
  • VIGANÒ Dario E. (ed.), Un cinema ogni campanile. Chiesa e cinema nella diocesi di Milano, Il Castoro, Milano 1997.

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Note

Come citare questa voce
Viganò Dario E. , ACEC (Associazione Cattolica Esercenti Cinema), in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (15/08/2020).
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