Chiesa elettronica

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Autore: Robert White

1. Definizione

Il termine c.e. è stato coniato negli anni Settanta per descrivere le trasmissioni via etere di programmi a carattere religioso basati sulla tradizione della religiosità popolare di origine cattolica, protestante e di altri gruppi religiosi. Gli esponenti più famosi sono i fondamentalisti evangelici statunitensi i quali sono riusciti a sviluppare una vera e propria organizzazione parallela alle Chiese istituzionali tradizionali. Nel mondo cattolico il network statunitense Mother Angelica’s Eternal Word of God e l’italiana Radio Maria costituiscono il punto di riferimento per tutti coloro che nutrono sentimenti fondamentalisti.
Il termine ‘fondamentalismo’ è stato usato per la prima volta negli anni Venti negli USA per descrivere un movimento di matrice protestante mirante a mantenere integri gli insegnamenti cristiani. Il termine è stato poi progressivamente usato per indicare, nelle diverse fedi, tutti coloro che sostengono l’intoccabilità dei principi religiosi di base (Marsden, 1991). Il denominatore comune è rappresentato dal richiamo alla religiosità popolare tradizionale e alla sua ricerca del miracolo, dall’impiego di preghiere e inni tradizionali, dall’insistenza verso la dottrina e la morale tradizionale, e da altre espressioni di pietà popolare. La novità è costituita dall’uso di moderni format radio-televisivi quali il talk show, il dramma seriale, le telefonate in diretta, i dibattiti e i notiziari religiosi, le campagne massmediali, le testimonianze di celebrità dei media e della musica pop (soprattutto del cosiddetto gospel rock).
Nella tradizione popolare i ‘televangelisti’ rappresentano storicamente la continuazione dei predicatori itineranti operanti a partire dalla riforma protestante. Nella Chiesa cattolica le personalità dei media spesso provengono dal movimento di rinnovamento carismatico o dalle organizzazioni che sostengono le missioni popolari nelle parrocchie. I formati radio-televisivi presentano molti elementi tipici del revival religioso: il sermone persuasivo che chiama il pubblico alla conversione, la testimonianza di conversione di personaggi di rilievo, il richiamo a una riforma della morale pubblica.
Le Chiese storiche accusano i televangelisti di creare una Chiesa parallela che distoglie i fedeli dalla partecipazione diretta alle attività sacramentali delle comunità locali. Dal canto loro i televangelisti replicano che ciò che essi cercano di fare è semplicemente di riportare la gente a praticare la fede. Sebbene sia stato rilevato che i programmi sono più un sostegno per coloro che sono già devoti che una fonte di conversione (i contatti interpersonali e comunitari sono fattori chiave nel processo di conversione), tali programmi sono indubbiamente potenti simboli pubblici di identità e svolgono un ruolo cruciale nella ricomparsa dei gruppi più fondamentalisti nelle varie tradizioni cristiane.
I programmi sono spesso solo l’elemento più visibile di una vasta gamma di iniziative orientate alla conversione: gruppi di predicatori evangelisti itineranti, potenti case editrici che pubblicano una grande varietà di riviste popolari, libri religiosi, prodotti musicali, contatti con il pubblico attraverso ‘lettere personali’ computerizzate, gruppi di azione impegnati in attività quali il rapporto con i carcerati o i drogati, riunioni per la lettura della Bibbia, programmi di aggiornamento per il clero locale nell’opera di evangelizzazione e consulenza, centri di pellegrinaggio, parchi di divertimento per famiglie, università, gruppi di pressione politica, ospedali, ecc. Sebbene la maggior parte dei televengelisti sia stata ordinata presso qualche Chiesa, essi amministrano i loro media e le loro organizzazioni di evangelizzazione indipendentemente da qualsiasi gerarchia ecclesiastica. Proprio come è successo a un predicatore evangelista come Billy Sunday, è sufficiente sentire ‘la chiamata’ per cominciare a predicare, anche senza alcuna formazione in seminario. Se un predicatore possiede il carisma per attirare il grande pubblico e il giusto spirito imprenditoriale, al più presto egli darà vita a un’organizzazione di evangelizzazione mediale operante prima a livello locale e poi nazionale. Molti di questi predicatori sono abili intrattenitori; alcuni sono stelle del gospel rock e passano tranquillamente dal mondo dei media dell’intrattenimento popolare a quello dei media religiosi. I televangelisti hanno imparato ad autofinanziarsi chiedendo al loro pubblico di contribuire alla ‘grande crociata’, così rendendosi economicamente indipendenti da qualsiasi Chiesa istituzionale. Sebbene la maggior parte del loro pubblico frequenti ancora la chiesa, in realtà il centro della vita religiosa non è più la loro chiesa locale, ma il mondo onnipresente della c.e. (Hoover, 1988). Gli evangelisti dei media e il loro pubblico appartengono a una tradizione che predilige la conversione attraverso l’ascolto della parola predicata di Dio piuttosto che una religiosità basata sull’esperienza dei sacramenti all’interno delle comunità religiose locali. Secondo loro la profonda e continua reazione emotiva alla parola predicata della Bibbia rappresenta il canale principale dell’azione salvifica di Dio. L’evidenza visibile della salvezza viene vissuta secondo un rigido codice morale basato sui valori del Nuovo Testamento e sull’opposizione a coloro che vivono nel peccato, piuttosto che secondo il grado di partecipazione alle attività della comunità locale.

2. Fondamenti teologici

I gruppi fondamentalisti mediatici di tutte le Chiese si richiamano a principi teologici comuni dai quali derivano il contenuto, l’uso e la potente organizzazione della macchina dei media (Alexander, 1994). Un primo principio di grande importanza è la convinzione che per ottenere la salvezza eterna è necessario un atto esplicito di fede in Gesù Cristo. Legato a questa convinzione è il secondo principio, ovvero che questo atto di fede è reso possibile dall’ascolto della vera parola di Dio, così come viene espressa letteralmente nella Bibbia. La proclamazione della parola di Dio ha il potere di condurre al pentimento e alla salvezza. Un terzo principio è che il predicatore, sostenuto dalla Bibbia, è il diretto tramite tra Dio e i fedeli, colui che comunica alla gente cosa pensa e vuole Dio. Pertanto il modello di comunicazione è lineare, dotato di tutto il potere persuasivo che è possibile esercitare nell’atto comunicativo. Un quarto principio è che Dio e Satana conducono una costante battaglia morale e che la nostra epoca è ormai prossima alla fine dei tempi e alla seconda venuta di Cristo. La modernità, e soprattutto l’umanesimo laico, hanno portato allo scadimento dei veri insegnamenti di Cristo. Poiché così tante persone rischiano la dannazione eterna, è urgente "gridare il messaggio della redenzione dai tetti delle case". Di conseguenza, appare più che legittimo l’uso delle tecniche pubblicitarie, dei metodi intensivi delle campagne di persuasione e della presentazione spettacolare e ‘fenomenale’ di guarigioni e miracoli vari. Un quinto principio è che i nuovi mezzi di comunicazione sono un dono della provvidenza divina destinato alla proclamazione del Vangelo. L’evangelista ha avuto da Dio il mandato di usare le più recenti tecnologie mediali, la posta computerizzata e tutte le altre strutture tipiche di un’organizzazione istituzionale razionalizzata (Schultze, 1990). Un sesto principio è che il cristianesimo è la religione dei poveri e degli emarginati. Pertanto nel linguaggio e nello stile gli evangelisti dei media sono populisti e non esitano a usare gli stili della musica pop come il gospel rock (Schultze, 1990). Infine, il settimo principio prescrive, per essere salvati, la necessità di cambiare la propria condotta morale, soprattutto nel campo della moralità sessuale e familiare. La riforma morale implica anche un cambiamento nell’atmosfera generale del Paese. Da ciò deriva l’obiettivo – centrale per l’evangelismo mediale – di creare una società moralmente sana attraverso la pressione sulla leadership politica e sull’attività legislativa (Alexander, 1994).

3. Sviluppo storico

La crescita dell’evangelismo mediale cattolico e protestante non è che un aspetto di una più generale ricomparsa a livello mondiale di forme religiose fondamentaliste e carismatiche in risposta alla modernizzazione razionalistica dell’epoca contemporanea (Marsden, 1991). Questa crescita dello spirito religioso pentecostale e carismatico è spesso accompagnata da una proiezione dell’esperienza religiosa nei media pubblici. Negli USA questo fenomeno risale agli anni Trenta quando fu deciso di cambiare l’immagine rurale e oscurantista della evangelizzazione per trasformarla in una presenza attiva nella vita politica, economica e culturale del Paese (White, 1997). Ciò fu favorito dall’affermarsi dopo la prima guerra mondiale di un nuovo conservatorismo sociale, politico e culturale, che si oppose tenacemente ai movimenti rivoluzionari della fine degli anni Sessanta.
Già negli anni Cinquanta predicatori mediali come Fulton Sheen e Billy Graham dimostrarono come certe personalità religiose potessero attirare il grande pubblico dei mass media. Fino agli anni Sessanta, però, i grandi network nazionali erano piuttosto restii a concedere spazio nei loro palinsesti ai predicatori pentecostali e fondamentalisti.
Infatti nei loro primi anni di vita i sistemi radiotelevisivi, sia pubblici che commerciali, in continua competizione con il mondo della carta stampata, erano molto attenti a costruirsi un’immagine centrista e ‘rispettabile’. La religione era considerata un’istituzione culturale abbastanza importante da avere un suo spazio come servizio pubblico. Per evitare qualsiasi favoritismo i grandi network davano un’equa visibilità alle organizzazioni ufficiali protestanti, cattoliche ed ebree (Horsfield, 1984). I predicatori radiofonici, di religione evangelico-fondamentalista o, negli USA, di religione cattolica come padre Coughlin, ispirati da idee politiche estremiste erano ritenuti culturalmente marginali e inaccettabili per il grande pubblico. Per ottenere uno spazio nei network, i predicatori dovevano rinunciare a ogni tipo di proselitismo e di insegnamento dogmatico e proporre una religione aperta ai valori della cultura e del dialogo. Per tutti quei predicatori che ritenevano la conversione delle anime un compito essenziale, questa era una condizione decisamente inaccettabile per cui preferirono rimanere nelle piccole stazioni radiotelevisive, tagliandosi fuori dal circuito dei grandi mass media.
Nel 1960 la FCC, l’organismo regolatore del sistema radiotelevisivo degli USA, modificando la regola secondo cui i programmi religiosi dovevano essere considerati un pubblico servizio offerto gratuitamente dai network, permise a questi ultimi di vendere spazi finanziati dalla pubblicità ai vari gruppi religiosi. Ciò aprì la via ai predicatori fondamentalisti, molto più esperti nel raccogliere i fondi di quanto non fossero le Chiese istituzionali. Le somme investite per trasmettere programmi religiosi negli USA crebbero dal 58% nel 1959 al 92% nel 1977. I televangelisti finirono presto col dominare le trasmissioni religiose negli USA e nelle altre parti del mondo dove si era diffusa la ‘deregulation’ nel sistema radiotelevisivo (Bruce, 1990).
Nei Paesi dove il cavo ha acquistato una certa importanza, specie negli USA, i predicatori fondamentalisti distribuiscono via cavo i loro programmi a migliaia di emittenti locali e alcuni dei più famosi hanno addirittura fondato una loro emittente. Nel 1977 il Christian Broadcasting Network di Pat Robertson ha inaugurato una stazione satellitare che trasmette 24 ore su 24 programmi ‘cristiani’, distribuiti poi via cavo a più di 5000 emittenti locali (Id.). Tutte le maggiori organizzazioni fondamentaliste cattoliche e protestanti hanno oggi una diffusione internazionale e sono presenti virtualmente in tutti i Paesi del mondo dove è possibile accedere attraverso i media, specie in Africa e in America Latina.
Dal 1987 al 1990 gli scandali a sfondo sessuale di due famosi televangelisti, Jimmy Bakker e Jimmy Swaggart, sono diventati di dominio pubblico; inoltre la campagna di Pat Robertson per la presidenza nel 1992 ha ricevuto una sonora e umiliante sconfitta. Anche se questi scandali hanno rafforzato nel pubblico l’opinione che i televangelisti sono solo degli ipocriti, il sostegno alle organizzazioni evangeliste e pentecostali non solo è continuato, ma è persino cresciuto (Ibid.).

4. Il pubblico e i programmi

Tutti gli studi sulla c.e. mettono in luce il fatto che il suo pubblico è principalmente costituito dai membri più devoti della professione religiosa rappresentata nel programma, o da coloro che stanno attraversando una fase dello loro vita particolarmente difficile e sono alla ricerca di contenuti religiosi. I contatti iniziali con la programmazione religiosa possono avvenire attraverso la visione casuale di una trasmissione o più spesso attraverso la segnalazione di amici. Come dicevamo, il pubblico più fedele è costituito in genere dalle persone più religiose: gli anziani, le persone meno istruite, gli abitanti delle aree rurali, le donne. Questi sono anche i consumatori più assidui di media e l’attrazione verso le trasmissioni religiose può essere per loro un’alternativa ad altre forme di espressione religiosa. Le ricerche fatte sull’ audience suggeriscono che tali trasmissioni sono più importanti come fonte di identificazione religiosa generica che come fonte di influenza su specifici atteggiamenti o idee. In effetti molti dei sostenitori più convinti dei programmi religiosi spesso non li guardano nemmeno.
Negli USA il 10% circa del totale di tutti i telespettatori segue programmi religiosi, e il 90% circa di questi programmi è sponsorizzato dai televangelisti. La quantità di spettatori del televangelismo è sensibilmente aumentata tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, in concomitanza con la crescita delle Chiese evangeliste. Questo aumento ha subito una battuta di arresto negli anni Novanta.
L’aspetto più geniale della c.e. è stata la capacità di reinventare le tradizionali forme di comunicazione religiosa ricorrendo ai generi, formati e linguaggi dei mass media popolari. Ciò che inizialmente era un sermone retorico, gradualmente è divenuto un talk show che fa uso di tutte le risorse tipiche della televisione per intrattenere i telespettatori: interviste a celebrità, ritmi veloci, attenzione a certi interessi specifici del pubblico con programmi come La religione in cucina realizzato secondo il formato dei tradizionali programmi di cucina. Molte stazioni televisive della c.e. non fanno che proporre la versione religiosa dei programmi più popolari della televisione di massa: i telegiornali, la fiction, il varietà, i film per la famiglia, i talk show, ecc. Altre hanno mantenuto il tradizionale ‘sermone della domenica’, ma in un’ambientazione spettacolare come la Cattedrale di cristallo di Schuller a Los Angeles, con il suo coro di 200 voci e una capienza di 3000 persone. Per agganciare il grande pubblico nazionale, i telepredicatori sanno di dover imitare il design, le tecniche di programmazione a flusso, le sceneggiature professionali e le personalità delle migliori trasmissioni radiotelevisive.

Bibliografia

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Note

Come citare questa voce
White Robert , Chiesa elettronica, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (09/12/2021).
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