Ufficio per le Comunicazioni Sociali

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1. Lo statuto

La creazione da parte della Chiesa cattolica dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali, risale alle disposizioni contenute nel decreto conciliare Inter Mirifica (IM), approvato il 4 dicembre 1963, e nell’Istruzione pastorale Communio et Progressio (CP), pubblicata il 23 maggio 1971.
L’istruzione CP, molto più ampia e approfondita di IM, viene a costituire, per quanto riguarda l’Ufficio per le Comunicazioni Sociali, il punto di riferimento pratico e teoretico, non solo prescrivendo la creazione di detto Ufficio, ma indicandone anche, sia pure sommariamente, alcuni contenuti fondamentali.
Il n. 168 di CP, infatti, recita: "Si costituisca là dove è possibile un Ufficio diocesano o almeno interdiocesano. Uno dei suoi compiti principali sarà di studiare il piano pastorale diocesano e di curarne l’attuazione fino a livello parrocchiale, oltre al dovere di preparare in diocesi l’annuale celebrazione della giornata mondiale".
E, al n. 169, si precisa ulteriormente. "In ogni nazione sia costituito un Ufficio nazionale preposto a tutti gli strumenti della comunicazione sociale, con sezioni riunite oppure anche distinte per ogni settore (stampa, cinema, radio, televisione), ma che collaborino strettamente tra di loro".
I compiti dell’Ufficio vengono precisati ai nn. 170 e 171 di CP. Gli Uffici nazionali e diocesani:
– "devono fare opera di promozione, di stimolo, di coordinamento delle attività dei cattolici nel campo delle comunicazioni sociali";
– metteranno "un impegno particolare nella preparazione specifica del clero e dei laici";
– "offriranno la loro consulenza per le riprese e per le trasmissioni di argomento religioso";
– "si terranno in contatto e cercheranno di stabilire rapporti cordiali con i professionisti delle comunicazioni e con le rispettive organizzazioni fornendo materiale di documentazione, offrendo consigli e assistenza";
– "organizzeranno la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali".

2. Gli obiettivi

Come risulta chiaro da queste indicazioni di CP, fin dall’inizio l’Ufficio per le Comunicazioni Sociali è stato certamente voluto per essere punto di riferimento e di coordinamento per i media ecclesiali, per offrirsi come interlocutore a professionisti e media laici.
Le domande di fondo, ieri come oggi, sono sostanzialmente le stesse:
"Come ritrovare nella Babele di oggi una comunicazione vera, autentica, in cui le parole, i gesti, i segni corrano sulle strade giuste, siano raccolti e capiti, ricevano risonanza e simpatia? È possibile incontrarsi a Babele, inserire anche in una civiltà confusa luoghi e modi di incontro autentico? È possibile comunicare oggi nella famiglia, nella società, nella Chiesa, nel rapporto interpersonale? Come essere presenti nel mondo dei mass media senza essere travolti da fiumi di parole e da un mare di immagini? Come educarsi al comunicare autentico anche in una civiltà di massa e di comunicazioni di massa?" (Martini, 1990)
Come, dunque, creare o promuovere, all’interno di ogni comunità ecclesiale, uno spazio di libertà responsabile, di dialogo, di aiuto reciproco e di solidarietà, tutte cose che richiedono l’apertura di canali di comunicazione?
Come favorire una sana opinione pubblica all’interno della Chiesa che sappia coniugare fedeltà e creatività, corresponsabilità missionaria e comunione gerarchica, libertà cristiana e carità fraterna? Come creare e rafforzare dei media che favoriscano una comunicazione interna ed esterna alla Chiesa? Come integrare nella catechesi e, più in generale, in ogni itinerario educativo, una vera formazione alla comunicazione che, da una parte, permetta di cogliere tutta la ricchezza del messaggio cristiano e, dall’altra, educhi a un uso cosciente e responsabile dei media?

3. I compiti

Il compito fondamentale dell’Ufficio è di tipo pastorale, esso deve innanzitutto fornire alla comunità cristiana indicazioni e strumenti per considerare nel modo giusto la comunicazione, per evitare scelte affrettate, non motivate, magari anche economicamente insostenibili.
È un discorso che sembra rappresentare, oggi, un’autentica priorità pastorale anche se, purtroppo, non sempre e non da tutti viene colto in questo modo. Secondo le indicazioni già contenute in CP si tratta non solo di "studiare un piano pastorale" per la comunicazione, ma anche di fare in modo che la comunicazione rientri, a pieno titolo, in ogni piano pastorale.
È l’indicazione che proviene dall’Istruzione pastorale del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali Aetatis Novae (AN) del 22 febbraio 1992, al n. 17: "Il lavoro dei media cattolici non è soltanto un’attività supplementare che si aggiunge a tutte quelle della Chiesa: le comunicazioni sociali hanno infatti un ruolo da giocare in tutti gli aspetti della missione della Chiesa. Così non ci si deve accontentare di avere un piano pastorale per la comunicazione, ma è necessario che la comunicazione sia parte integrante di ogni piano pastorale, perché essa di fatto ha un contributo da dare a ogni altro apostolato, ministero o programma".
La stessa AN, in appendice, contiene anche una traccia per la stesura del piano pastorale. (Chiesa e comunicazione)
Decisivo, a questo proposito, appare oggi l’impegno per una educazione alla comunicazione, intendendo con questo non soltanto un uso critico e consapevole degli strumenti, ma anche la capacità di saper utilizzare al meglio le moderne tecniche della comunicazione nell’opera di evangelizzazione e questo anche in collaborazione con gli altri Uffici pastorali (es. pastorale giovanile, scuola, famiglia, catechesi), per individuare, nell’ambito dei loro progetti educativi, specifici itinerari che educhino alla comunicazione (Educomunicazione; Media education).
Compito, quindi, dell’Ufficio è di porre in atto tutte le iniziative destinate alla formazione di persone che con le loro capacità professionali sappiano esprimere, con un linguaggio adeguato alla nuova realtà, i contenuti che trovano il loro fondamento nel Vangelo.
Forse non sarà inutile anche qualche proposta specifica atta a individuare ‘vocazioni’ alla comunicazione.
Tutto questo non può non essere accompagnato da iniziative per l’educazione degli ‘utenti’ della comunicazione che predispongano a un atteggiamento attivo nei confronti dei media e portino alla conoscenza dei linguaggi propri di ogni mezzo, affinché il soggetto venga a trovarsi nella condizione di recepire i messaggi senza esserne sopraffatto e a valutarli in modo critico e personale.
Queste iniziative educative dovranno essere intraprese a partire da coloro che rivestono una qualche responsabilità educativa (insegnanti, catechisti, operatori pastorali in genere) e, in particolare, dai sacerdoti. Esiste, a questo proposito, un documento della Congregazione per l’Educazione Cattolica del 1986 (Orientamenti per la formazione dei futuri sacerdoti circa gli strumenti della comunicazione sociale), finora largamente disatteso ma che può essere utilmente impiegato.
Un’educazione di base alla comunicazione presuppone, tuttavia, la presenza di operatori sul territorio: di qui la necessità di individuare un "Responsabile parrocchiale (o almeno vicariale) per le Comunicazioni Sociali, che faccia parte di diritto del Consiglio Pastorale Parrocchiale (o Vicariale) e il cui ruolo è quello di promuovere, mediare e realizzare attività comunicative" (Diocesi di Cefalù, 1993).

4. Il coordinamento

Da non ignorare, tuttavia, il compito di coordinamento degli strumenti di comunicazione che fanno riferimento alla comunità ecclesiale. L’Ufficio non potrà esser il responsabile di tutto, ma dovrà certamente coordinare attività che non debbono assolutamente disperdersi nei rivoli dell’iniziativa privata o di settore o di gruppo, garantendo una presenza più razionale (e, in definitiva, più efficace) del mondo cattolico nel settore degli strumenti della comunicazione sociale.
E questo non può essere fatto se non attraverso un progetto coerente, sinergico e multimediale dove ogni strumento costituisca l’anello di una rete che, nello stesso tempo, rafforza (ed è sostenuto da) tutti gli altri.

5. La struttura

Dovrà essere necessariamente compatibile con le esigenze locali. In Italia sono previsti Ufficio Diocesani per le Comunicazioni Sociali (UDCS), Uffici Regionali (URCS) e un Ufficio Nazionale (UNCS).
In linea di massima, l’Ufficio Diocesano potrà essere composto da un Direttore, nominato dall’Ordinario del luogo, e da un Consiglio che comprenderà gli incaricati dei vari settori della Comunicazione Sociale (stampa, cinema, teatro, radio e televisione, laddove esistono) ed esperti.
Il Regolamento approvato dalla CEI prevede che al Direttore dell’Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali competa anche l’incarico di portavoce ufficiale dell’Ordinario locale e quello di curare i rapporti dei vari Uffici di Curia con gli organi di informazione (Ufficio stampa).
L’Ufficio Regionale potrà essere composto dal Direttore, eventualmente coadiuvato da un segretario, e dal Consiglio di cui fanno parte gli incaricati dei settori e i Direttori degli Uffici Diocesani. Il Direttore è nominato dalla Conferenza Episcopale Regionale.
Il Direttore dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali è nominato, invece, dalla Conferenza Episcopale Nazionale.

Bibliografia

  • CARROGGIO Marc - LA PORTE José María (edd.), Gli uffici stampa delle Diocesi e delle Conferenze Episcopali. Comunicazione di qualità fra Chiesa e media, EDUSC, Roma 2002.
  • CEI - Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali, L'ufficio diocesano della pastorale delle comunicazioni sociali, CEI, Roma 1998.
  • CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Atti del I Convegno Nazionale dei direttori degli Uffici Diocesani per le Comunicazioni Sociali (Assisi, 5-7 novembre 1990).
  • CONTRERAS Diego (ed.), Chiesa e comunicazione. Metodi, valori, professionalità, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1998.
  • Diocesi di Cefalù, Nuova evangelizzazione e mass media, Piano pastorale diocesano per le comunicazioni sociali, Cefalù, Cefalù 1993.
  • MARTINI Carlo Maria, Effatà, Apriti! Lettera per il programma pastorale, Centro Ambrosiano, Milano 1990.
  • MARTINI Carlo Maria, Il lembo del mantello. Per un incontro tra chiesa e mass media, Centro Ambrosiano, Milano 1991.
  • MORA Juan Manuel - CONTRERAS Diego – CARROGGIO Marc (Edd.), Direzione strategica della comunicazione nella Chiesa. Nuove sfide, nuove proposte. Atti del 5° Seminario professionale sugli uffici comunicazione della Chiesa, EDUSC, Roma 2007.
  • SUNDERAJ Victor (ed.), Pastoral Planning for Social Communication, Paulines, Montreal 1998.

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Note

Come citare questa voce
Donnini Gilberto , Ufficio per le Comunicazioni Sociali, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (30/05/2020).
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