Cellulare (Telefono)

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Autore: Franco Lever
Un modello di cellulare

1. Definizione

Dire che il c. è un telefono è un’affermazione impropria e riduttiva. In realtà è un nuovo strumento di comunicazione personale, che ha – accanto a molte altre potenzialità – alcune forme di utilizzazione tipiche del telefono; per questo è chiamato telefonino, telefono cellulare o solo, sempre più spesso, c. In concreto è un minicomputer abbinato a una radio ricetrasmittente che dispone – anche durante gli spostamenti – di due canali di trasmissione, l’uno per inviare messaggi (non solo vocali), l’altro per riceverli. La continuità del collegamento è garantita da potenti ricetrasmittenti, anch’esse abbinate a computer, distribuite sul territorio, ciascuna a occupare il centro di un’area chiamata cella (da cui c.); le celle poi, a modo di puzzle, coprono estese aree, regioni e nazioni, tutte collegate tra loro con cavi a fibra ottica e ponti radio – terrestri e satellitari – in modo da formare una rete di dimensioni internazionali.

2. Come funziona

Il segnale emesso dal c. non ha una elevata potenza. Questo non solo per garantire l’incolumità dell’utilizzatore (del resto continuamente oggetto di dubbi e ricerche), ma per esigenza del sistema stesso, perché, se i segnali fossero potenti, non funzionerebbe, bloccato dai disturbi che ognuna di queste radio ricetrasmittenti provocherebbe a tutte le altre: non sono disponibili infatti tante frequenze tra loro diverse, quanti i potenziali utilizzatori di c.
La soluzione è stata trovata in questo modo:
a) Si è diviso il territorio in celle – aree con un raggio che può variare da poche centinaia di metri ad alcune decine di chilometri – ciascuna di esse attrezzata con una propria stazione radio di base computerizzata, in grado di seguire 1600 connessioni simultanee con altrettanti telefonini. Ognuno dei 1600 c., passando per la stazione centrale, può comunicare sia con gli altri c., sia con tutti i telefoni fissi senza interferenze. Se le connessioni non bastano perché i clienti aumentano, si divide la cella in altre celle autonome.
b) Due celle confinanti usano sempre frequenze diverse, in modo che le trasmissioni della cella ‘A’ non interferiscano con le trasmissioni delle celle ‘B’, ‘C’, ‘D’ ecc., che la attorniano.
c) La potenza utilizzata per i segnali radio è debole, cosicché le frequenze usate nella cella ‘A’ possono essere riutilizzate nella cella ‘X’ non limitrofa, senza reciproci disturbi tra le due celle.
d) Quando il possessore di un c. passa da una cella a un’altra, i computer centrali delle celle interessate si scambiano il cliente: il nuovo computer lo aggancia assegnandogli un nuovo canale.
Come si vede, con un numero limitato di frequenze è possibile coprire l’intero territorio nazionale e oltre. I vantaggi offerti dal sistema sono stati apprezzati immediatamente dai clienti: in Italia in meno di dieci anni si è passati da poche decine di apparecchi a un c. ogni due persone.

3. Storia di un’invasione

In Italia il c. è entrato in funzione nel 1990: per la prima volta era possibile un contatto tra persone, non tra luoghi. La tecnologia utilizzata era di tipo analogico e trasmetteva soltanto messaggi vocali; era stata messa a punto già una decina di anni prima con il nome TACS (Total Access Communication System).
Durante gli stessi anni Ottanta in Europa si era giunti a un accordo per l’utilizzazione di un nuovo sistema di tipo digitale, molto più potente e tale da consentire una ventina di gestori diversi (possibile dunque la concorrenza, a garanzia di un mercato più libero). Lo standard GSM (Global System for Mobile communications) ha cominciato a funzionare nel 1993 e si è imposto di fatto come standard internazionale. Oltre al segnale vocale consente di trasmettere dati. L’impatto di questa tecnologia in Italia ha provocato la fine del monopolio pubblico SIP/Telecom.
È continuo lo sviluppo verso modalità di comunicazione che consentano il collegamento del c. a Internet – e dunque a qualsiasi banca dati – e la ricerca di canali sempre più capaci, in modo che sullo schermo del c. si possa ricevere anche il segnale televisivo. Queste le tappe attuate e prevedibili:
– nel 2000 è stata messa a disposizione la tecnologia WAP (Wireless Application Protocol) che consente a speciali telefoni GSM di collegarsi a Internet;
– alla fine del 2000 è stata proposta la tecnologia GPRS (General Packet Radio Service) che elabora i dati a pacchetto e aumenta di almeno sei volte la capacità del canale rispetto al sistema precedente: in questo modo i c. possono scambiarsi anche dei grafici e le pagine Web sono visibili in modo migliore;
– il passo annunciato come decisivo, preparato nei vari Stati europei da aste miliardarie per l’acquisizione dei diritti di esercizio, è l’introduzione della tecnologia UMTS (Universal Mobile Telecommunication System). I vantaggi annunciati sono: piena integrazione tra sistemi fissi e mobili; una copertura realmente mondiale, con l’impiego dei satelliti; servizi multimediali, grazie alla velocità di trasmissione dati assai superiore all’attuale, con la conseguente piena integrazione del c. alla rete Internet (compreso lo streaming audio e video). ‘Secondario’ il particolare che si debbano rimpiazzare tutte le antenne usate finora.

4. A che cosa serve

Da quanto si è detto appare chiaro che il c. è di fatto l’ interfaccia mobile e personale che consente al singolo, ovunque si trovi, di essere in rete. Di conseguenza è difficile intravedere limiti al suo sviluppo: tutto ciò che è e sarà disponibile in Internet è e sarà gestibile tramite il c. È solo questione di tempo: i canali avranno una banda assai più larga, il bit-rate (bps) sarà altissimo, i software saranno più efficienti, si potrà disporre di microprocessori più potenti. Da tempo, tramite c., è possibile lo scambio verbale e la trasmissione di brevi messaggi scritti (SMS); ma già alcuni modelli offrono musica di alta qualità come fossero dei walkman, si collegano in Internet e dunque accedono a banche dati di vario tipo; in prospettiva con il c. si accederà – in forma virtuale – allo sportello di un qualsiasi ufficio pubblico o privato (dalla banca all’anagrafe), si potrà ordinare e quindi pagare come e meglio di quanto non si faccia con una carta di credito, si potranno ricevere e trasmettere segnali televisivi (con una micro telecamera montata sull’apparecchio) cosicché ogni telefonata potrà anche essere una ‘videoconferenza’; si potrà anche giocare come se il telefonino fosse una console per videogiochi. Certo rimane l’incognita se il pubblico rimarrà interessato a questa continua successione di innovazioni. Inoltre un’altra interfaccia personale e mobile si affaccia sul mercato, l’ e-book (la Motorola ha proposto un c., l’Accompli, che assomiglia a un notes con lo schermo occupante tutta la superficie disponibile): probabilmente i due strumenti non saranno così diversi da loro, salvo le dimensioni e questo deciderà il modo in cui si specializzeranno.
Accanto a tutti questi aspetti positivi, non si deve dimenticarne uno piuttosto problematico, che però non sembra preoccupare più di tanto gli utilizzatori (in realtà andrebbe ricordata anche la ‘permeabilità’ del sistema a forme di ascolto indebite).
Chi usa o tiene semplicemente in standby il c. comunica al computer centrale qual è la cella in cui si trova e, quando si sposta, lascia una precisa traccia dietro di sé, come un filo di Arianna. Se l’apparecchio viene spento, il filo viene spezzato, ma si riannoda nello stesso istante in cui il telefonino è riacceso. Il c. consente dunque – sempre e dovunque – una perfetta localizzazione del suo utilizzatore. La cosa può essere vista come un beneficio: per chi è in difficoltà e sollecita un aiuto; per i genitori che vogliono sapere dove sono i loro figli, ecc. Ma è difficile negare, da questo punto di vista, che non c’è molta differenza tra il c. e il ‘braccialetto elettronico’ indossato dai condannati in semilibertà: in quest’ultimo caso il controllo della polizia è in tempo reale; nel caso del c. invece il controllo, sempre possibile, è in differita: ci vuole un po’ più di lavoro, ma il risultato è lo stesso (i dati vengono conservati dalle società per anni).
A partire da questa osservazione è difficile esagerare l’importanza dell’Autority che protegge la privacy del singolo cittadino.

5. Qualche problema

Oltre a questi dati di carattere squisitamente tecnico, è interessante accennare ad altri tre temi oggetto di discussioni e tensioni.
Il primo riguarda il dibattito sulla pericolosità dell’inquinamento elettromagnetico e sui rischi connessi con l’uso eccessivo del c. È vero che al riguardo non sono disponibili dati scientifici definitivi; nel frattempo però vengono proposti microfoni e auricolari staccati dal c. e le antenne dei vari sistemi e delle varie compagnie stanno invadendo ogni angolo del territorio, svettando però assai più spesso sopra le case dei quartieri popolari che non sui quartieri residenziali. Sono indispensabili normative che impongano livelli di elettrosmog sicuri per tutti.
L’altro tema riguarda l’uso concreto del c. e i cambiamenti che avvengono nelle forme di vivere e di comunicare: si direbbe che il c. annoda più stretti i legami tra quanti appartengono al clan, mentre riduce il rispetto e l’attenzione dovuti alle persone fisicamente presenti, fino a svuotare l’importanza di quanto avviene qui e ora.
Non mancano, infine, problemi circa l’uso dei c. in luoghi pubblici per i disturbi che essi creano nel loro uso volontario (ad es. in treno) o per la dimenticanza di spegnerli (in aereo, durante un concerto o un rito religioso, ecc.) e per l’uso indebito, ad esempio nel corso di prove d’esame.

Bibliografia

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Come citare questa voce
Lever Franco , Cellulare (Telefono), in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (30/05/2020).
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