Biblia pauperum

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Particolare, da un esemplare di B.P. del 1460: le immagini stabiliscono un collegamento significativo tra due episodi dell’Antico Testamento (il sacrifico di Isacco, a sinistra, e il serpente di rame, a destra) e la Crocefissione di Cristo.

1. Introduzione

L’espressione B. P. è usata dagli studiosi in un senso ristretto e in un senso allargato. Nel primo senso, per B.P. s’intende, fin dalla seconda metà del Settecento (con C. H. von Heinecken), "un trattato, diffuso soprattutto in Germania nel tardo Medioevo, che dimostra la relazione ‘tipologica’ tra singoli episodi dell’Antico Testamento e del Nuovo Testamento, mediante il confronto fra le raffigurazioni relative. Tali immagini sono accompagnate da brevi testi, che ne chiariscono il significato e le interpretano dal punto di vista teologico" (Schmidt). Nel secondo senso, per B.P., specie nelle lingue romanze, in particolare l’italiana, s’intendono le storie bibliche, che, rappresentate nell’arte, corrispondono a un libro per gli ‘illetterati’. Il contenuto della B.P., in tal senso, è già presente in Paolino da Nola (ca. 353-431), in Nilo il Sinaita (m. ca. 430), specialmente in Gregorio Magno (540-604). Qui trattiamo il primo senso, rinviando il secondo alla voce Chiesa e immagini.

2. Origine storica

I Padri, anzi lo stesso Nuovo Testamento, colgono episodi della vita di Cristo prefigurati in episodi dell’Antico Testamento. "Nell’Antico Testamento si nasconde il Nuovo Testamento e nel Nuovo si manifesta l’Antico" (Agostino, Quaest. Ex., 73). Il principio è importante per il sec. XII, alla comparsa di sette religiose (Catari e Valdesi), che rigettano l’Antico Testamento, che sarebbe ispirato da Satana. Nel sec. XIII si assiste alla diffusione di queste eresie anche nel nord dell’Italia, nel sud della Francia, nel sud della Germania e nell’Austria. Contro questi eretici (pauperes Christi), che rifiutano la Chiesa cattolica romana, questa sottolinea la concordanza fra Antico e Nuovo Testamento con la parola, lo scritto, la raffigurazione. In ciò la B.P. si rivela adatta. Essa nasce tra questi conflitti e proprio intorno al 1250, nelle regioni sopra indicate, dove i predicatori cattolici rivendicano per sé il titolo di "veri pauperes Christi" (Schmidt).

3. Nome e primi esemplari

Quella, che per noi oggi è la B.P., non ha avuto un unico nome. Invero, la maggior parte degli esemplari non porta titolo; alcuni esemplari, poi, portano titoli diversi. Tra le antiche Bibbie, una sola, senza raffigurazioni, è stata chiamata B.P. (prima del 1398), al cui fol. 142 sta scritto: "Hoc excerptum in suo originali dictum est biblia pauperum" (Schmidt-Weckwerth). Sull’esemplare Wolfenbüttel II (1360) è stato posto il titolo "bibelia [sic!] pauperum" solo a fine sec. XV. In realtà, più spesso, nel Medioevo si chiamava B.P. quel tipo di Bibbia sintetizzante il contenuto specie dell’Antico Testamento, parte in versi, parte in parole-chiave, senza raffigurazioni e mai in forma tipologica. Comunque gli esemplari più antichi di B.P., che possediamo, sono dell’inizio del sec. XIV. Il fatto, poi, che essi appartengano tutti a fondazioni di benedettini o di canonici agostiniani dell’area austriaco-bavarese, fa pensare che gli ordini mendicanti, contrariamente a quanto di solito si ritiene, non abbiano avuto parte alla nascita e allo sviluppo della B.P. I primi esemplari sono varianti, a motivo del diverso ordine delle immagini e della diversità dei testi di commento, rispetto al prototipo comune di qualche decennio prima. "Questo ‘esemplare primitivo’ non si è conservato, né in originale, né in una copia fedele; è tuttavia possibile ricostruirlo quasi completamente" (Schmidt). Oggi conosciamo ca. 80 esemplari, completi o frammentari, di cui ca. 15 senza raffigurazioni. In genere i manoscritti del sec. XIV appartengono all’area germanica; esemplari olandesi, francesi e italiani risalgono a non prima del sec. XV; nella seconda metà di detto secolo la B.P. viene stampata in forma di ‘Blockbuch’ xilografico.

4. Significato originario

Esso non è chiaro. L’opinione d’un tempo, secondo cui i medesimi libri sono stati preparati per scolari, monaci-cercatori e chierici di umile condizione, non in grado, perciò, di acquistarsi una Bibbia manoscritta completa, non permette di spiegare l’uso di questo nome anche per la nostra B.P., che è stata tutt’altro che un surrogato della Bibbia per chierici poveri. "La B.P. non presenta un estratto della Bibbia, ma è un’autonoma opera teologica accuratamente compilata, che dimostra soprattutto il nesso tipologico fra Antico e Nuovo Testamento" (Schmidt - Weckwerth). Oggi, pertanto, si ritiene che quelle brevi versioni, intitolate B.P., come pure quelle comunemente dette oggi B.P., siano connesse col movimento dei pauperes Christi dei secoli XII e XIII e con la tipologia biblica, come sopra riferito. A favore di questa ipotesi stanno soprattutto i parallelismi, che possono essere stabiliti fra la storia primitiva della B.P. e lo scritto Rota in medio rotae, di natura antiereticale e con scrittura di carattere tipologico, priva di raffigurazioni. Anche la B.P., al pari delle forme brevi della Bibbia, di cui sopra, può aver fatto parte dei sussidi intellettuali dei veri pauperes, portando quindi essa ‘a ragione’ il nome di B.P. Rimane, comunque, l’interrogativo se questo titolo, che è tardivo (1398) e, per di più, di rado utilizzato anche al suo tempo, fosse già in uso in piena conoscenza dei contesti da noi presentati.

5. Descrizione

I manoscritti più antichi, più vicini al prototipo, contengono 34 serie di immagini tipologiche con brevi commenti. Un esempio iconografico concreto può essere quello della crocifissione di Cristo: al centro l’antitipo, la crocifissione; a sinistra e a destra i due tipi veterotestamentari: il sacrificio d’Isacco (Genesi 22, 9-13) e il serpente di rame (Numeri 21, 6-9). Al di sopra delle due scene del Vecchio Testamento ci sono le due lezioni con relativi descrizione e commento; le profezie completano la serie. In origine, al contenuto della B.P. rigidamente articolato, corrispondeva una chiara disposizione delle serie di immagini, per cui l’antitipo centrale in forma circolare, inquadrato da quattro busti di profeti, era accompagnato, a destra e a sinistra, da due tipi. Dal secondo quarto del 1300 questa rigida disposizione non è più osservata.
La B.P. occupa un ruolo di spicco tra le opere d’arte medievali connesse con l’interpretazione tipologica; nella B.P. tutti gli elementi, figurativi e testuali, confluiscono verso la raffigurazione antitipica di Cristo. Il pregio della realizzazione dell’anonimo ideatore della B.P. sta nell’efficace articolazione visiva della pagina, più che negli elementi letterari stessi.

Bibliografia

  • HENRY Avril, Biblia Pauperum: A facsimile and edition, Cornell, Ithaca (NY) 1987.
  • HENRY Avril (ed.), Biblia pauperum. A facsimile of the forty-pages blockbook, Cornell University Press, Ithaca (NY) 1988.
  • LABRIOLA Albert C. - SMELTZ John W., The Bible of the poor [Biblia pauperum], Duquesne University Press, Pittsburgh (PA) 1990.
  • SCHMIDT G., Bibbia dei poveri in Enciclopedia dell'Arte Medievale (vol. 3), Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1992.
  • WETZEL Christoph, Biblia pauperum. Armenbibel, Belser, Stuttgart 1995.

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Note

Come citare questa voce
Pasquato Ottorino , Biblia pauperum, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (29/11/2021).
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