ISO

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Autore: Franco Lever
Non è l’acronimo, ma il logotipo della International Organization for Standardization, la federazione internazionale a cui è affidata la definizione degli standard o norme; a essa aderiscono circa 130 Nazioni. Nata nel 1947 come organizzazione non governativa, ha sede a Ginevra. Attraverso il lavoro di un grande numero di commissioni (circa 3000), che riuniscono specialisti di ogni settore – dalle scienze più diverse, alle varie branche della tecnologia – si sviluppano accordi e si definiscono specificazioni e raccomandazioni tecniche che rendono possibili la cooperazione e gli scambi di beni e servizi. Un quadro completo di informazioni si può avere visitando il sito dell’organizzazione utilizzando il link indicato.
Per quanto riguarda la fotografia, questa sigla indica la sensibilità (o rapidità) di una pellicola. Si tratta di un sistema di misura oggi universalmente adottato, che sostituisce di fatto tutte le altre indicazioni fino a qualche anno fa stampate sulle confezioni delle pellicole, come ASA e DIN.
Tabella di confronto tra i diversi indici
  ISO ASA DIN
Pellicole lente 25 25 15
50 50 18
Pellicole
a sensibilità media
100 100 21
200 200 24
Pellicole
ad alta sensibilità
400 400 27
800 800 30
L’indice ISO segue una progressione aritmetica e per questo il raddoppio del numero indica che la pellicola è due volte più sensibile. L’indice ASA obbediva allo stesso criterio, mentre per l’indice DIN si aveva un raddoppio della sensibilità a ogni aumento di tre punti. I valori 25 o 50 ISO indicano una pellicola poco sensibile; 100 o 200 ISO un materiale di media sensibilità; le pellicole di 400, 800, 1600 ISO sono progressivamente sempre più sensibili.
Ieri era il fotografo che doveva impostare questo dato sulla macchina fotografica; i nuovi apparecchi, invece, leggono l’informazione direttamente dal contenitore della pellicola. Per il fotografo – e per la macchina fotografica – si tratta di un’indicazione indispensabile: è da questo dato (e dalla misura della luce disponibile) che si parte, quando si decide il diaframma e la velocità di otturazione adatti a produrre l’immagine che si ha in mente.
Va ricordato che con l’innalzarsi del valore ISO non cambia soltanto la sensibilità della pellicola, mutano anche altre caratteristiche, come ad esempio il contrasto, la resa cromatica e la grana: con il 25 ISO il bianco e il nero sono puri, i colori molto saturi, la grana finissima (non si distinguono i puntini che compongono l’immagine); già con il 400 ISO la saturazione del colore è meno intensa (tende alla tonalità pastello), il contrasto è attenuato e la grana evidente (i puntini sono visibili). La scelta della sensibilità della pellicola non è dunque unicamente determinata dalle caratteristiche di ciò che si fotografa (oggetto in rapido movimento = pellicola rapida; paesaggio = pellicola poco sensibile): dipende piuttosto dallo stile espressivo del fotografo, così come la tavolozza dei colori è legata al gusto del pittore.
La norma ISO non prende in considerazione tutte le pellicole, ma solo quelle che sono più comunemente usate e hanno uno sviluppo standard. Ci sono, infatti, altri materiali sensibili come le pellicole all’infrarosso o le lastre utilizzate nell’industria grafica, che esigono da parte dell’operatore dei test particolari, per verificarne la risposta a un determinato trattamento. Ovviamente anche in questi casi il produttore fornisce tutte le indicazioni necessarie.
La scala ISO è usata anche nelle macchine fotografiche digitali per indicare i livelli diversi di luce a cui l’elettronica della macchina è in grado di dare immagini valide. Si tratta ovviamente di un’espressione che fornisce al fotografo un confronto utile con la fotografia tradizionale.

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Note

Come citare questa voce
Lever Franco , ISO, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (06/04/2020).
CC-BY-NC-SA Il testo è disponibile secondo la licenza CC-BY-NC-SA
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