Obiettivo fotografico

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Autore: Franco Lever
Obiettivo grandangolo

1. Definizione

È una delle parti principali della macchina fotografica, della macchina da presa, della telecamera. È composto di due elementi: un gruppo di lenti opportunamente calcolate e assemblate e il diaframma (alcune lamelle mobili che consentono di variare l’apertura attraverso la quale penetra la luce nella camera). Grazie al fenomeno della camera oscura, la luce che passa attraverso l’obiettivo disegna sulla pellicola (nel caso della telecamera, sull’elemento elettronico sensibile) l’immagine di ciò che è inquadrato.

2. Caratteristiche costruttive e funzioni espressive

La funzione specifica dell’obiettivo è di trasformare la camera oscura in uno strumento creativo. Già sulle prime macchine fotografiche furono montate delle lenti davanti al foro della camera, per disporre di un’apertura più grande e garantire la possibilità di mettere a fuoco in modo selettivo. Tutta la ricerca successiva ha lavorato per rendere più perfetto e duttile il sistema. Oggi gli o.f. consentono una gran libertà espressiva sia con le macchine con ottica fissa (le più comuni), sia con quelle a obiettivo intercambiabile: in quest’ultimo caso la libertà creativa del fotografo è maggiore. Facciamo una rapida rassegna delle possibilità tecnico-espressive offerte dai diversi obiettivi oggi disponibili.
1) Messa a fuoco differenziata. Operando sull’obiettivo tutta la scena può essere riprodotta perfettamente a fuoco, oppure può esserlo solo in parte, lasciando vedere solo una zona specifica, mentre il resto è sfocato. In questo modo il fotografo può mettere in risalto un oggetto (lo isola, sfocando completamente l’ambiente circostante), lo può ambientare (fa sì che si intraveda il paesaggio) o può anche farlo sparire (mette a fuoco soltanto lo sfondo e a questo punto l’oggetto, che prima appariva in primissimo piano, non si vede più). Per ottenere risultati così diversi il sistema di lenti interagisce con il diaframma. Per la messa a fuoco, su molte macchine oggi è disponibile anche un sistema automatico, tanto perfezionato da risolvere molte situazioni in modo ottimale. Il fotografo creativo però non dipende né da questo né da altri automatismi: o lo piega alle sue intenzioni oppure deve poterlo escludere.
2) Diversa visione angolare. Nell’accingersi a scattare una fotografia, si può abbracciare con lo sguardo una grande porzione della scena, oppure si concentra l’attenzione su un singolo particolare, compiendo una specie di ‘zoomata’ mentale. In rapporto a questa diversa intenzione si può scegliere l’o.f. più adatto tra quattro categorie: gli obiettivi grandangolari (l’angolo di visione è molto aperto, fino ai 180° nel caso dei cosiddetti fish-eye), i normali (coprono più o meno la parte centrale del campo visivo umano: l’angolo è attorno ai 50°), i teleobiettivi (consentono di riempire il fotogramma con un particolare più o meno grande secondo il teleobiettivo usato); e infine gli zoom, un solo obiettivo a focale variabile, allo stesso tempo grandangolare, normale e tele, secondo la scelta del fotografo.
Questi gruppi di o.f. si differenziano anche per la loro ‘lunghezza focale’ (è la distanza tra il centro ottico dell’obiettivo e il piano su cui si forma l’immagine). Per quando riguarda le macchine formato 35 (sono quelle che utilizzano la pellicola larga 35 mm):
– la lunghezza focale di un o.f. normale è attorno ai 50 mm (corrisponde – all’incirca – alla diagonale dell’immagine prodotta);
– si parla di grandangolo quando la lunghezza focale è di 35 mm o minore; il fish-eye è un grandangolo spinto, con una lunghezza focale inferiore ai 10 mm;
– è un tele l’o.f. che ha una lunghezza focale superiore agli 85 mm: 135, 180, 200, 300... 600 e oltre.
Va notato che queste misure cambiano, se ci si riferisce a macchine fotografiche di formato diverso, ad esempio quelle che usano il negativo 6x6.
I vari tipi di o.f. offrono immagini diverse, pur inquadrando uno stesso ambiente o soggetto. Gli obiettivi grandangolari esaltano le dimensioni di ciò che è vicino, rispetto a quanto è lontano (ad esempio, una mano molto vicina all’obiettivo apparirà enorme in fotografia, rispetto al resto del corpo notevolmente rimpicciolito); i teleobiettivi invece tendono a ingrandire gli oggetti lontani, avvicinandoli tra loro. Usando obiettivi diversi in modo creativo, il fotografo ristruttura dunque lo spazio, modifica le dimensioni degli elementi, inventa, evidenzia o anche nasconde i rapporti spaziali che intercorrono tra loro.
3) Luminosità. In passato gli o.f. non utilizzavano lenti molto grandi, perché l’industria non era in grado di costruirle con la perfezione necessaria. Si era così costretti a utilizzare diaframmi piccoli, sfruttando soltanto la parte centrale delle lenti, quella comunque più precisa. Oggi questo limite quasi non esiste più. Grazie alla disponibilità di vetri a bassissima dispersione, a nuovi progetti in grado di correggere le varie distorsioni e aberrazioni cromatiche, anche il dilettante ha a disposizione strumenti di grande qualità, e di dimensioni assai contenute.
La luminosità di un obiettivo si esprime con un numero preceduto dalla lettera ‘f’. Questa cifra dice il rapporto esistente tra la lunghezza focale dell’obiettivo e il diametro del suo diaframma più aperto. Se un o.f. ha una luminosità pari a f 2, significa che la lunghezza focale è due volte il diametro del diaframma più grande. È evidente che gli o.f. normali o grandangoli raggiungono valori di luminosità più alti che non i teleobiettivi, poiché questi ultimi per definizione hanno una focale lunga. Dal punto di vista espressivo gli o.f. luminosi aiutano a lavorare meglio in situazioni di luce critica; consentono l’utilizzazione di tempi mediamente più brevi; rendono ancora più ampia la possibilità di sfocare in modo differenziato.

3. Obiettivi particolari

Obiettivi macro: si chiamano così gli o.f. in grado di fornire sul negativo un’immagine uguale o ingrandita rispetto all’oggetto fotografato. Per il fotografo appassionato questo tipo di o. costituisce una vera e propria porta d’ingresso nel mondo meraviglioso della natura vista da vicino, la macrofotografia.
Obiettivi catadiottrici: sono dei teleobiettivi costruiti con specchi invece che con lenti. Hanno il vantaggio di essere meno ingombranti e meno pesanti degli altri; hanno però il diaframma fisso. Quando si impiega uno di questi o.f. ogni punto luminoso fuori fuoco si trasforma in un cerchio, più o meno grande: si ottengono dei risultati molto interessanti.

Da quanto si è cercato di evidenziare, l’o.f. è sì un prodotto di altissima tecnologia, ma in mano al fotografo esperto è soprattutto uno strumento espressivo che riprende non la realtà ma l’immagine che l’autore si forma nella fantasia. Di qui la necessità, per chi voglia leggere con attenzione una fotografia, di conoscere le possibilità creative che gli strumenti tecnici offrono al fotografo, pena l’essere condannati a interpretare come oggettivo ciò che è invece creato.
Fin qui si è parlato esclusivamente degli obiettivi utilizzati nelle riprese fotografiche, cinematografiche e televisive. Ci sono però altri due tipi di obiettivi: quelli che servono nella fase d’ingrandimento e stampa e quelli da montare sui proiettori (siano essi per diapositive o per film o videoproiettori: è possibile così variare la distanza dallo schermo, ottenendo un’immagine delle dimensioni volute). Si tratta di funzioni diverse, che richiedono obiettivi specifici. A essi non è richiesta la duttilità espressiva, ma la più alta precisione tecnica.

Bibliografia

  • MEEHAN J., Gli obiettivi fotografici. Come scegliere ed usare le ottiche dei vari formati, Edizioni Reflex, Roma 1993.
  • MENICHINI U. - PAVESE M. P., Cento anni di obiettivi fotografici dal 1830 al 1930, De Ferrari, Genova 1996.

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Come citare questa voce
Lever Franco , Obiettivo fotografico, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (05/03/2021).
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