Responsabilità

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Il concetto e il principio di r. nella produzione e diffusione di un messaggio attraverso i media presentano una specificità. Uno scrittore, un poeta può esprimere i suoi stati d’animo con maggiore libertà e minore attenzione sugli effetti del suo messaggio, per il fatto che fruirne o meno è una libera scelta del lettore, il quale, peraltro, si accosta al prodotto culturale della scrittura con una preparazione adeguata.
Il produttore di un messaggio telematico si rivolge a un pubblico indifferenziato e composito che il più delle volte non si trova esposto al messaggio sulla base di una libera e consapevole scelta.
Possiamo allora in primo luogo dire che la r. del produttore telematico è essenzialmente dialogica: essa deve tener presenti tutti i potenziali interlocutori nella loro diversità personale.
In secondo luogo va tenuto presente che la r. nella produzione di un messaggio a diffusione di massa (dal cinema, alla radio, Tv, Internet) è plurima. Proprietario e/o gestore della rete, sceneggiatore, scenografo, costumista, regista, persino truccatore, ognuno di questi soggetti è autore, per la sua parte, del messaggio e quindi ne è corresponsabile: anzitutto l’ideatore dei contenuti del messaggio, poi il redattore nell’informazione, lo sceneggiatore nella fiction, il presentatore o conduttore nel varietà e nei talk show. Una r. di indirizzo e verifica generale spetta alla proprietà del medium. Una r., questa, che è duplice:
– di controllo nel merito del messaggio, a evitare che i diritti degli utenti vengano violati (basti pensare al diritto a una completa e veritiera informazione);
– di garanzia della qualità positiva del prodotto; che non sia nocivo, ad esempio, accreditando o presentando come esempi validi e azioni di prestigio quanto la coscienza morale ritiene riprovevole.
Una r. precipua nella gestione dei media si configura riguardo al carattere composito dell’utenza per livelli e indirizzi culturali, collocazione sociale, fasce di età, appartenenza etnica o religiosa, minoranze culturali o nazionali. Nei confronti di questo universo si è responsabili, se lo si considera e lo si tratta non come ‘massa’, ma, al contrario, come una irriducibile pluralità di persone. Una deriva massificante è intrinsecamente presente nella Tv generalista e una ancora più marcata in quella commerciale, che considera gli utenti come consumatori che assorbono passivamente messaggi pubblicitari e si orientano coattivamente, per induzione manipolatoria, al consumo di massa non assistito da consapevole scelta. In tal caso la comunicazione telematica perde la sua natura di messaggio – culturale ai vari livelli – per diventare essa stessa merce, consumata passivamente da un’utenza anch’essa mercificata come audience comprata e venduta nel mercato pubblicitario.
Un’alternativa di carattere strutturale a questa situazione, oggi largamente affermata, potrà essere offerta dalla Tv tematica, bidirezionale o interattiva, che richiede, per sua natura, un’iniziativa di scelta del fruitore. La r., in questo tipo di Tv, si configura come presa in considerazione del pluralismo degli utenti – sarebbe bene anche in questo caso parlare non di pubblico ma di pubblici – la cui interlocuzione, anche solo potenziale, va sempre tenuta presente e anzi stimolata. Si potrà essere anche sfidanti (dei luoghi comuni) e provocatori (di convinzioni radicate non più attuali), ma sempre nel rispetto dell’interlocutore che va considerato nella sua autonomia e mai ingannato, manipolato, plagiato. La qualità è oggi un imperativo nella produzione dei beni materiali e nei servizi. Ancora di più deve esserlo nella produzione culturale e nella comunicazione.
Una responsabilità ancora più sottile, ma non meno imperativa, si ha rispetto alla complessità del mondo e della vita, degli uomini concreti. Il buonismo programmatico – mostrare solo i lati positivi o edificanti dell’esistenza – oltre a essere poco efficace sul piano della comunicazione, è anche ingannevole; è uno specchio deformante della realtà. Questa va mostrata, tematizzata e problematizzata anche nei suoi aspetti negativi e drammatici. Si è responsabili se, nel mostrare la complessità del reale, non si mette tutto sullo stesso piano. La differenza di valore fra fatti, orientamenti, atteggiamenti e comportamenti deve essere chiaramente visibile. Al contrario occorre non indurre l’errore di giudizio di considerare positiva l’efficienza, quella del comportamento negativo, in base all’equivalenza successo-posività. (Deontologia della comunicazione;Etica della comunicazione)

Bibliografia

  • APEL Karl Otto, Etica della comunicazione, Jaca Book, Milano 1992.
  • BETTETINI Gianfranco - FUMAGALLI Armando, Quel che resta dei media. Idee per un’etica della comunicazione, Franco Angeli, Milano 2013 (6.a ed.).
  • CHELI Enrico, La realtà mediata. L’influenza dei mass media tra persuasione e costruzione sociale della realtà, Franco Angeli, Milano 1992.
  • GATTI Guido, Etica delle professioni formative, ELLEDICI, Leumann (TO) 1992.
  • HABERMAS Jürgen, Etica del discorso, Laterza, Bari 1989.
  • JONAS Hans, Il principio responsabilità. Un'etica per la civiltà tecnologica, Einaudi, Torino 1990.
  • MANCINI Roberto, Comunicazione come ecumene. Il significato antropologico e teologico dell’etica comunicativa, Queriniana, Brescia 1991.
  • POPPER Karl R., Cattiva maestra televisione, Donzelli, Milano 2010 (ed. orig. 1994).

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Note

Come citare questa voce
Bernabei Ettore , Responsabilità, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (26/10/2021).
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