Lavagna

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Autore: Natale Zanni
Nella foto, scattata a Leiden in Olanda nel 1920, Albert Einstein, Paul Ehrenfest, Paul Langevin, Heike Kamerlingh Onnes e Pierre Weiss
Tra gli ‘strumenti formativi’ più conosciuti, oltre al supporto scritto (quaderni, libri, dispense, manuali...) certamente si deve annoverare la l. Essa potrebbe essere definita come una superficie sufficientemente grande, su cui si può – con facilità – scrivere, disegnare e cancellare quanto scritto o disegnato. Insieme ai banchi e alla cattedra fa parte dell’immaginario della scuola e della formazione in generale.
Quella di ardesia nera, su cui si scrive con il gesso bianco, è apparsa circa 150 anni fa; oggi resiste ancora, nonostante ci siano varie alternative per svolgere la sua funzione di ‘notes di appunti’ comune a un gruppo che lavora e/o studia insieme. Un’alternativa alla l. classica – con i suoi gessetti bianchi o colorati – è la l. bianca; in questo caso si ha a disposizione una superficie su cui scrivere con pennarelli a vari colori che tracciano linee di diverso spessore (cancellando poi facilmente, senza polvere e senza sporcarsi troppo le mani); inoltre vi si possono attaccare – servendosi di appositi magneti – fogli, immagini, grafici, come su un pannello espositivo. I costi sono maggiori, soprattutto per il rapido esaurirsi dei pennarelli. Sia la l. classica che la l. bianca possono avere dimensioni diverse, essere fatte in due o tre pezzi e aprirsi ad ante laterali, possono scorrere dall’alto in basso rendendo accessibile una seconda l. sottostante.
Per usi speciali sono disponibili l. coperte da un panno su cui far aderire dei materiali preparati in antecedenza, oppure l. fosforescenti e retroilluminate, dove risulta molto visibile quanto si scrive con pennarelli speciali e fortemente colorati, grazie all’effetto fosforescenza creato dalla luce posta alla base.
Molto utili si rivelano le cosiddette l. di carta, dei grandi block notes dove si scrive come su un manifesto: ci sono varie pagine disponibili, si scrive con i pennarelli e dunque si dispone del colore; non si cancella. Quest’ultima caratteristica è una novità, perché in questo modo la l. non è soltanto un ‘notes’ o un ‘display’ a servizio del lavoro comune, ma funge anche da ‘memoria’, da richiamo di come si è sviluppata la lezione o la ricerca.
Un vero salto di qualità si è avuto con le cosiddette l. luminose. Apparse negli anni Quaranta, hanno avuto una larga diffusione a partire dagli anni Sessanta, insieme ad altri strumenti didattici messi a disposizione dall’evoluzione tecnologica. Sono costituite da una sorgente luminosa montata su un sistema a specchi concavi per convogliare meglio il fascio di raggi luminosi verso il piano di lavoro; da una grossa lente (lente di Fresnel) su cui vengono posti i supporti trasparenti recanti i testi da proiettare (lucidi); da un sistema ottico di lenti e specchi per concentrare e dirigere il fascio luminoso su uno schermo alle spalle del relatore e da un sistema di raffreddamento, per mantenere la temperatura della lampada nei limiti voluti. Ne esistono di vari tipi, più o meno ingombranti, più o meno portatili, più o meno curate dal punto di vista ottico, più o meno rumorose. La novità non sta tanto nell’apparato tecnico, perché si riduce all’adattamento di un semplice proiettore, ma nel tipo di comunicazione che rende possibile tra docente e allievi: l’immagine proiettata ha dimensioni sufficienti per vari tipi di pubblico (se i lucidi sono ben fatti, riesce a leggere anche chi è nell’ultima fila in una grande classe); chi parla resta rivolto al gruppo e dunque rimane in contatto continuo con chi ascolta per coglierne il grado di partecipazione, le reazioni, i dubbi; il materiale didattico (i lucidi) può essere acquistato o preparato in anticipo, raggiungendo così una qualità visiva che solo docenti-artisti potevano garantire con le l. classiche. I lucidi si possono sovrapporre in vario modo, simulando l’arricchimento del processo che si vuole spiegare; non si perde tempo a cancellare, si toglie semplicemente il lucido, che rimane sempre disponibile.
I costi sono maggiori, ma maggiori sono anche i vantaggi. Rispetto alla l. tradizionale, la l. luminosa richiede un minimo di professionalità e di cura nella preparazione dell’ambiente. I vantaggi vengono infatti ridotti se è usata in un’aula senza schermo – il muro, anche se bianco, ruba un terzo della luminosità dell’immagine – e senza possibilità di attenuare l’illuminazione o da un insegnante che la usa in modo scorretto: lo fa – ad esempio – chi gira le spalle al pubblico, indicando i particolari sullo schermo invece che sul piano della l. luminosa; oppure chi dimentica la funzione comunicativa dello strumento e trasforma in lucido la pagina di un testo stampato, soltanto perché è possibile fotocopiarla su un trasparente. Il lucido dovrebbe essere perfettamente leggibile da parte di tutti e presentare uno schema, le parole chiave, lo sviluppo logico di quanto si dice. Altrimenti è assai più economico fornire agli allievi la fotocopia della pagina che si vuole spiegare: la l. luminosa infatti in questi casi non offre qualcosa di nuovo al lavoro di apprendimento.
Un limite delle l. luminose è legato al fatto che si possono proiettare soltanto dei supporti trasparenti, non delle stampe o degli oggetti. Per superare questo svantaggio oggi si può ricorrere a una piccola telecamera montata in modo opportuno sopra un piano illuminato. In coppia con un videoproiettore costituisce un sistema di grande efficacia (il sistema è chiamato ‘lavagna elettronica’).
Un passo ulteriore – decisamente innovativo – è la fusione del servizio offerto dalla l. luminosa con le potenzialità del computer. Il primo tentativo è stato il datashow: sul piano della l. luminosa si collocava l’equivalente di un display di computer portatile trasparente e il flusso luminoso proiettava sullo schermo le immagine preparate. La soluzione è ormai superata sia per il suo costo elevato rispetto a soluzioni similari, sia perché era necessario disporre di una l. luminosa particolarmente potente e perfetta dal punto di vista ottico. Oggi la tecnologia mette a disposizione soluzioni migliori così che non conviene più percorrere questa strada: si collega direttamente il computer al videoproiettore. Non più lucidi dimenticati a casa o che si rigano o si scolorano, non più pennarelli, non più ricerche di fotocopiatrici a colori per fare copie: il computer mette a disposizione programmi di grafica eccezionali, materiali già pronti, materiali scambiati con altri colleghi, materiali preparati dagli studenti. L’investimento è certamente superiore (i videoproiettori costano ancora molto più di una l. luminosa), ma è decisamente conveniente, perché integra in un sistema didatticamente efficace e aperto le varie fonti oggi disponibili (computer, videoregistratore, lettore di CD e di DVD, telecamera, macchina fotografica digitale...) con il video proiettore e l’impianto di amplificazione. Si richiedono però una più alta professionalità all’insegnante e ambienti idonei e opportunamente attrezzati.
Le l. – nere o luminose che fossero – rimanevano territorio gestito dall’insegnante, salvo incursioni furtive e occasionali degli studenti; con il nuovo sistema si realizza invece un potente ‘notes di gruppo’, che restituisce agli allievi spazi di intervento e alla scuola una impensata – o forse dimenticata – libertà di movimento e di interessi.

Bibliografia

  • BALDASSARRE Antonio V., Tecnologie dell’istruzione, La Scuola, Brescia 1999.
  • KEMP Jerrold E., Planning, producing, and using instructional media, Harper & Row, New York 1989.
  • SPARKS Jerry D., Overhead projection, Educational Technology, Englewood Cliffs (NJ) 1981.

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Note

Come citare questa voce
Zanni Natale , Lavagna, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (13/08/2020).
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