Broadcasting

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Questo termine viene impiegato di solito per riferirsi alla diffusione a largo raggio di suoni o di suoni e immagini, attraverso trasmissioni radiofoniche o televisive intenzionalmente rivolte a una audience larga e indifferenziata.
Si tratta di una tecnologia che ha poco più di un secolo di vita: i primi esperimenti di trasmissione di segnali radio da parte di Marconi risalgono infatti al 1895. Nel corso del XX secolo, lo sviluppo delle tecnologie di trasmissione a distanza ha mutato il volto della società e – grazie anche all’apporto determinante del mercato pubblicitario – il b. è diventato una vera e propria industria. I canali radiofonici e televisivi si sono moltiplicati: solo negli Stati Uniti, le stazioni radio in attività sono più di 10.000. In Italia, chi disponga di un’antenna parabolica può oggi ricevere diverse centinaia di canali televisivi da tutto il mondo (e il numero è in continuo aumento).
L’evoluzione delle nuove tecnologie della comunicazione, in particolare degli standard di codifica e trasmissione di suoni e immagini in formato digitale, sta rivoluzionando il settore del b. Fra le conseguenze di questa rivoluzione, vogliamo sottolinearne tre, particolarmente importanti.
1) La trasmissione via satellite in formato digitale permette una moltiplicazione del numero dei canali. Al posto di un numero relativamente basso di canali radiofonici e televisivi, che finivano automaticamente per rivolgersi a un pubblico largo e indifferenziato (è questo il caso dei cosiddetti canali generalisti), disponiamo ormai di un numero altissimo di canali, che possono scegliere di rivolgersi anche a un pubblico specifico, dagli interessi particolari (è il caso dei cosiddetti canali tematici).
2) Una volta codificate nell’unico ‘alfabeto di base’ costituito dal digitale, informazioni scritte, sonore e visive possono essere facilmente integrate. Diviene così possibile utilizzare le tecnologie di b. digitale per trasmettere suoni e immagini, ma anche informazioni scritte, o dati e programmi per computer. Così, ad esempio, una radio può associare a una canzone dati testuali come il titolo, il nome dell’autore e dell’interprete, l’indicazione dell’anno di registrazione e così via.
3) Il b. costituiva tradizionalmente l’esempio classico di trasmissione da uno a molti, o comunque da pochi a molti: il lavoro ‘attivo’ di emittente dell’informazione era svolto da un canale radiofonico o televisivo, mentre il pubblico, assai più vasto, dei destinatari di quel messaggio – gli ascoltatori o i telespettatori – aveva un ruolo sostanzialmente passivo. La moltiplicazione del numero dei canali e l’interattività consentita dalle tecnologie digitali stanno però cambiando questa situazione: il destinatario del messaggio ha un ruolo molto più attivo, non solo perché ha più scelta, ma perché può intervenire direttamente nell’opera di selezione e presentazione dell’informazione che desidera ricevere. È il caso dell’audio e video on demand.
Tutte e tre queste tendenze intervengono in quella che è forse la forma più evoluta, anche se ancora embrionale, del b.: il cosiddetto webcasting, ovvero la nascita di veri e propri canali radiofonici e televisivi via Internet. In Italia, fra gli esperimenti più interessanti di webcasting si può citare quello del Parlamento, che trasmette via Internet, in diretta, l’audio delle sedute.
Col termine narrowcasting si indica, invece, la trasmissione rivolta a segmenti particolari di pubblico.

R. Mastroianni

Bibliografia

  • CRISELL Andrew, An introductory history of British broadcasting, Routledge, London/New York 2002.
  • WOOD JAMES, History of international broadcasting, The Science Museum, London 1992.

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Come citare questa voce
Mastroianni Roberto , Broadcasting, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (28/09/2020).
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