Goffman Erving

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Erving Goffman
Sociologo canadese, nato in una cittadina dell’Alberta nel 1922, figlio di un ebreo ucraino immigrato. Le sue ricerche sull’interazione faccia-a-faccia hanno influenzato non solo la sociologia ma anche l’antropologia, la psicologia sociale, la linguistica e, in generale, le scienze della comunicazione. Si forma all’Università di Manitoba e, dopo aver lavorato al National Film Board, che durante la guerra attrae molti intellettuali alla cultura cinematografica, passa all’Università di Toronto: qui segue i corsi di antropologia di Ray Birdwhistell, dal quale apprende a osservare i comportamenti sociali in pubblico, e si laurea in sociologia (1945). L’anno dopo è negli Stati Uniti, Università di Chicago, ad approfondire gli studi con Herbert Blumer, Everett Hughes e Lloyd Warner. Nel 1949 entra all’Università di Edinburgh e avvia sul campo una ricerca etnografica sulla ‘comunicazione locale’ a Baltasound, in una piccola isola delle Shetland, che lo impegna per un biennio: ne ricava un insieme di idee originali che, dapprima esposte nella tesi di dottorato Communication conduct in an island community (1953), sviluppa nei lavori successivi. Di rilievo l’indagine condotta a Washington, come osservatore partecipante, sui malati dell’ospedale psichiatrico St. Elizabeth: una terribile esperienza di ‘repressione istituzionalizzata’, anziché di guarigione, che trova codifica nel suo Asylums (1961) e un’eco nel romanzo di Ken Kesey (e film di M. Forman) Qualcuno volò sul nido del cuculo. Il contributo di G. all’analisi della ‘devianza’ come stigma o etichettamento a priori (labeling theory) orienterà, peraltro al di fuori di un impegno politico, la riforma dei sistemi di internamento negli Stati Uniti e, come movimento di ‘antipsichiatria’, in Europa (cfr. legge Basaglia in Italia). Dopo Washington, G. insegna dieci anni all’Università di Berkeley, California, dove contribuisce all’avanzamento della linguistica antropologica, prima di raggiungere (1968) l’Università di Pennsylvania. Muore nel 1982.
Principali opere di G.: La vita quotidiana come rappresentazione, il Mulino, Bologna 1969 (ed. orig.: The presentation of self in everyday life, 1959); Asylums: le istituzioni totali. La condizione sociale dei malati di mente e di altri internati, Einaudi, Torino 1968 (ed. orig.: Asylums: Essays on the social situation of mental patients and other inmates, 1961); Encounters. Two studies in the sociology of interaction, Bobbs-Merrill, Indianapolis 1961; Stigma. L’identità negata, Laterza, Bari 1970 (ed. orig.: Stigma: Notes on the management of spoiled identity, 1963); Il comportamento in pubblico, Torino, Einaudi 1971 (ed. orig.: Behavior in public places: Notes on the social organization of gatherings, 1963); Il rituale dell’interazione, il Mulino, Bologna 1971 (ed. orig.: Interaction ritual: Essays on face-to-face behavior, 1967); Modelli di interazione, il Mulino, Bologna 1971 (raccoglie i saggi di due pubblicazioni: Interaction ritual, 1967 e Strategic interaction, 1969); Relazioni in pubblico, Bompiani, Milano 1981 (ed. orig.: Relations in public. Micro-studies of the public order, 1971); Frame analysis. An essay on the organization of experience, Harper and Row, New York 1974; Gender advertisements, Harper and Row, New York 1979; Forme del parlare, Bologna, il Mulino1987 (ed. orig.: Forms of Talk, 1981); L’ordine dell’interazione, Roma, A. Armando, 1998 (ed. orig.: The interaction order, in "American Sociological Review" 48 (1983), p. 1-17).
G. vede l’interazione come "sistema in sé" da affrontare, caso per caso, nel suo ambito specifico. Benché implicito nello strutturalismo, egli dichiara di derivare questo principio piuttosto dal "funzionalismo" di Durkheim e di Radcliffe-Brown. Nell’intento di studiare "non gli uomini e i loro momenti, bensì i momenti e i loro uomini", il comportamento interattivo tra le persone è analizzato in termini di rito che esprime un "ordine sociale". La vita è teatro. Il modello è riconducibile a G. H. Mead e all’interazionismo simbolico (Blumer Herbert). Tuttavia, mentre per Mead i protagonisti del processo di formazione del sé sono gli attori sociali, per G. è la situazione sociale in cui l’azione si manifesta ad assumere rilevanza primaria. La situazione sociale si può assimilare a una "rappresentazione teatrale" in cui ciascun attore è un personaggio che recita una parte per apparire in questo o quel modo agli occhi degli altri e per prevedere, controllandolo con la medesima strategia, il loro comportamento nei suoi confronti. Nella vita quotidiana le interazioni si manifestano, attraverso il linguaggio e le attività connesse, quali "microsistemi funzionali" alla comunicazione. Attività connesse sono quei "piccoli comportamenti" o safe supplies (aiuti di sicurezza), come le osservazioni sul tempo o il masticare, accendere una sigaretta e lavorare a maglia, che consentono delle pause senza offendere l’interlocutore (si sente l’influenza della "cinesica" birdwhistelliana). Loro funzione sociale è "mantenere in efficienza" il sistema di comunicazione; sul piano psicologico, "amministrare l’interazione" onde evitare la sanzione dell’imbarazzo. Ogni comportamento faccia-a-faccia è una presentazione del sé (presentation of self) quale "identità sociale" adattata alla situazione. G. perviene in seguito a una più sofisticata teorizzazione che, derivata dal concetto di frame di Bateson ("matrice sociale della percezione"), gli fa apparire la vita come "strisce di attività" in cui si stratificano molteplici significati.
L’interazione sociale è dunque per G. una "messa in scena": in essa – rileva Losito (1998) – "i protagonisti agiscono sul registro dell’apparire anziché su quello dell’essere, all’insegna di una costante ambivalenza nei confronti di se stessi, degli altri e della concreta situazione sociale in cui l’interazione si svolge".
L’approccio goffmaniano risulta produttivo non solo nel campo della comunicazione interpersonale, ma anche in quello mediatico che annovera, tra l’altro, suoi contributi originali sulla radio e sulla pubblicità iconica.

Bibliografia

  • BURNS Tom, Erving Goffman, Routledge, New York 1992.
  • DITTON Jason (ed.), The view from Goffman, MacMillan, London 1980.
  • DREW Paul - WOOTTON Anthony (eds.), Erving Goffman. Exploring the interaction order, Polity Press, Oxford 1988.
  • ISAAC Joseph, Erving Goffman et la microsociologie, PUF, Paris 1998.
  • LOSITO Gianni, La costruzione sociale della realtà in Id., Sociologia. Un'introduzione alla teoria e alla ricerca sociale, Carocci, Roma 1998.
  • MANNING Philip, Erving Goffman and modern sociology, Polity Press, Cambridge 1992.
  • RIGGINS Stephen Harold, Beyond Goffman. Studies on communication, institution, and social interaction, Mouton de Gruyter, New York 1990.
  • SMITH Gregory, A simmelian reading of Goffman, University of Salford, Salford 1989.
  • WINKIN Yves, Erving Goffman. Les moments et leurs hommes, Le Seuil, Paris 1988.
  • WIRKIN Yves - LEEDS-HURWITZ Wendy, Erving Goffman: A critical introduction to media and communication theory, New York, Peter Lang 2013.

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Note

Come citare questa voce
Gagliardi Carlo , Goffman Erving, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (24/08/2019).
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