Marconi Guglielmo

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Gugliemo Marconi
Inventore italiano, scopritore della trasmissione a distanza di segnali elettromagnetici (‘telegrafia senza fili’ o radiotelegrafia) che costituisce la base della radio e poi della televisione. Nato a Bologna nel 1874 dal matrimonio tra il proprietario terriero Giuseppe e Annetta Jameson, sensibile musicista irlandese, alla cui perspicacia Guglielmo deve molto della formazione come del sostegno nelle sperimentazioni, alterna corsi regolari a studi privati che la gracilità lo costringe a seguire in Livorno (1885-1889 e dal 1892). Sprovvisto, analogamente ad altri grandi fisici come Faraday (1791-1867) e Volta (1745-1827), di un’istruzione accademica (non viene ammesso all’Università di Bologna), durante la seconda permanenza livornese è affidato dalla madre a due esimi docenti di fisica: V. Rosa (Liceo Niccolini) e G. Bizzarrini (Istituto Tecnico). Nello stesso periodo il giovane M. si esercita nella telegrafia Morse sotto la guida del pensionato N. Marchetti. A diciannove anni conduce esperimenti con una specie di parafulmine che raccoglie sul tetto di casa l’elettricità atmosferica e la convoglia all’interno, tramite conduttore isolato, in un dispositivo a suoneria. Gli dovevano essere noti – scrive Montefinale (1974) – il contenuto elettrico delle meteore temporalesche (dimostrato da Franklin nel 1752), l’oscillatorietà delle scariche (affermata da Lodge, 1851-1940, ancor prima di Hertz, 1857-1894), nonché il ‘coesore a limature’ di Calzecchi-Onesti per far squillare la suoneria. Nell’estate 1894, dall’alto della montagna di Oropa, osserva come "l’uomo potesse trovare nello spazio nuove energie, nuove risorse e nuovi mezzi di comunicazione". Aggiungerà in seguito: "Mi parve che se l’irradiazione delle onde elettriche avesse potuto spingersi ed essere controllata, sarebbe stato possibile lanciare segnali attraverso lo spazio, e a distanze considerevoli". Probabilmente dai due tutors aveva appreso delle onde elettromagnetiche nella concezione di Maxwell (1831-1879) e di Hertz, tuttavia M. valuta l’oscillatore realizzato dal secondo non idoneo a conferire "portata" alle onde. L’obiettivo è individuato. E se, circa un anno dopo, il fisico russo Popov (1859-1905) affermerà la stessa esigenza per un suo analogo dispositivo, M. era giunto prima al traguardo.
Nell’agosto 1894 M. si ritira nella tenuta paterna di Pontecchio, tra Bologna e Firenze, per meglio attendere alle sue sperimentazioni. Conta sull’aiuto di umili collaboratori: il fratello maggiore Alfonso (che non è un tecnico), il colono, il custode della villa, il fabbro, il falegname, coordinati dalla madre che lo asseconda in tutto. Comincia il lavoro decisivo. In una prima fase ‘assiema’ artigianalmente un generatore e un ricevitore di onde elettriche concentrando i raggi, secondo l’ottica hertziana, su specchi parabolici. Ottiene onde molto corte, centimetri o al massimo decimetri: i segnali Morse arrivano fino a 180 metri. Non è la via giusta. L’illuminazione gli viene da un sasso gettato nell’acqua che propaga onde circolari di lunghezza maggiore. Nella seconda fase della ricerca – dichiarerà – sostituisce le sfere esterne dell’oscillatore di Righi con "due lastre di latta ricavate da un vecchio bidone da petrolio" e, operando analogamente sul ricevitore, ottiene distanze che aumentano con il sollevare le lastre da terra. Ma ha l’esperienza risolutiva quando, elevando ancor più l’altezza di una lastra su filo metallico isolato nell’aria, pone l’altra a terra, raggiungendo prima 600 metri, poi un chilometro: era venuto alla luce l’oscillatore Marconi antenna-terra (28 marzo 1895). Rimaneva solo il dubbio se le onde, pur aumentando la lunghezza, potessero superare ostacoli orografici. Si giunge così alla storica ‘fucilata’ che, nel settembre dello stesso anno, annuncia al ventunenne scopritore e al mondo che i segnali avevano superato liberamente la collina dei Celestini, a circa 2,5 km di distanza.
Fallita l’offerta dell’invenzione a Roma, M. si reca in Inghilterra dove, avendone interessato il Direttore del Dipartimento telegrafico del Post Office, Sir William Preece, la brevetta (2 giugno 1896) e ottiene il riconoscimento ufficiale. L’eco suscitata dalle sperimentazioni (che M. continua, aumentando progressivamente la portata della trasmissione) si riverbera in Italia. Nel 1897 effettua una serie di dimostrazioni nel Golfo della Spezia e avvia una collaborazione con la Marina italiana destinata a proficui sviluppi: servizi radiotelegrafici per la navigazione, salvataggi di naufraghi (come per il Titanic). Per qualche tempo, comunque, il centro della sua attività rimane l’Inghilterra dove fonda la Wireless Telegraph Trading Signal Co. che avrebbe costituito il trampolino di lancio, attraverso le Marconi’s Companies consociate, dell’invenzione iniziale e delle successive. Aderisce agli inviti di vari governi per esperimenti che oltrepassano la Manica, quindi gli Oceani. La stazione di grande potenza costruita a Poldhu, Cornovaglia, consente la prima "ricezione di segnali a udito" transatlantica a S. Giovanni in Terranova (dicembre 1901).
Negli anni seguenti la scoperta è perfezionata da M., tra l’altro, con le invenzioni del "disco rotante a nota musicale per trasmissioni a scintilla" e della "antenna orizzontale direttiva per stazioni ultrapotenti". Intanto negli Stati Uniti J. A. Fleming (1849-1945) e L. De Forest (1873-1961) inventano e perfezionano le valvole termoioniche (il diodo, 1904, e il triodo, 1906) che consentiranno alla ‘radiotelegrafia’ di diventare la radio che noi conosciamo. Durante la prima guerra mondiale M., ufficiale di marina, crea un nuovo "sistema di trasmissione OC a fascio" che permette molteplici diffusioni contemporanee a grande distanza. Con l’impiego delle microonde apre gli orizzonti alla ‘televisione’ facendola uscire dallo stadio sperimentale in cui le onde lunghe e medie la costringevano. A seguito di radiodiffusioni telefoniche sperimentali su onda media della Marconi Company a Chelmsford (1918) vanno in onda, di lì a due anni, le prime stazioni radiofoniche in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Nel 1922 è costituita la BBC-British Broadcasting Company che inaugura il servizio regolare di radiofonia in Europa. Nel 1924 è la volta dell’URI-Unione Radiofonica Italiana.
Premio Nobel per la fisica, M. muore nel 1937 a Roma, senza lasciare descrizioni organiche del proprio lavoro scientifico. Questo è noto attraverso oltre 150 contributi esposti ad accademie e poi raccolti: Guglielmo Marconi, Nobel lecture delivered before the Royal Academy of Science of Stockholm, Stoccolma 1910; Reale Accademia d’Italia (a cura di), Scritti di Guglielmo Marconi, Roma 1941; Di Benedetto G. (a cura di), Bibliografia marconiana, Giunti, Firenze, 1974.

Bibliografia

  • Storia di un'idea, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1992.
  • BAKER W. J., A history of the Marconi Company, Routledge, London 1970.
  • DUNLAP Orrin E., Marconi, Bompiani, Milano 1938.
  • IANNELLO M. G., Guglielmo Marconi, La telegrafia senza fili, Edizioni Teknos, Roma 1995.
  • LEWIS Tom, Empire of the air: the men who made radio, E. Burlingame Book, New York 1991.
  • MONTEFINALE Gino, Marconi. Figura centrale nella storia delle onde elettriche, Istituto Internazionale delle comunicazioni, Genova 1974.
  • PARKER Steve, Guglielmo Marconi e la radio, G. Stoppani Edizioni, Bologna 1994.
  • POLI P., L'opera tecnico scientifica di Guglielmo Marconi, C&C, Faenza (RA) 1985.
  • SOLARI Luigi, Marconi nell’intimità e nel lavoro, Mondadori, Milano 1940.
  • SORESINI Franco, Epopea della radio, storia di un uomo, Mosè Edizioni, Maser (TV) 1996.

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Note

Come citare questa voce
Gagliardi Carlo , Marconi Guglielmo, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (24/08/2019).
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