MPEG (Moving Picture Expert Group)

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Gruppo di esperti di immagini in movimento. Come per JPEG, due sono i significati dell’espressione.
a) Anzitutto indica il gruppo di esperti che nel 1988, su incarico delle organizzazioni internazionali per la definizione degli standard, ha cominciato a lavorare per definire degli algoritmi in grado di comprimere in modo efficace il segnale video. Anche in questo caso il nome vero è assai complesso, ISO/IEC JTC 1/SC29 WG1:
– ISO, International Organization for Standardization
– IEC, International Electro-technical Commission
– JTC1, Joint Technical Committee 1
– SC29, Sub-commitee 29
– WG11, Working group 11
MPEG è il gruppo di lavoro n. 11, mentre JPEG è il gruppo n. 1.
Vale la pena ricordare che gli scienziati italiani hanno avuto un notevole ruolo in questo settore di ricerca; il Working group 11 è stato coordinato dall’italiano Leonardo Chiariglione della società torinese CSELT.
b) Con la sigla MPEG si indica poi una vera e propria famiglia di standard – internazionalmente accettati – di compressione del segnale video o multimediale. Ciò che caratterizza la famiglia MPEG è un doppio livello di intervento per ridurre l’informazione da trasmettere. Come nello standard JPEG, si comprime l’informazione dell’immagine singola; in più, si sfrutta la somiglianza esistente tra i vari frame che formano il segnale video (nel PAL, 25 frame al secondo) così da sottrarre al pacchetto di dati in partenza tutte le informazioni che il computer può ricostruire lavorando sui dati inviati. Gli standard oggi in uso sono questi:
– MPEG-1. È nato nel 1993: con il flusso di bit (bit rate) usati dal CD audio, riesce a fornire sia l’immagine televisiva di qualità comparabile a quella di una videocassetta sia un suono di livello ottimale. Per la codifica del suono viene introdotto un algoritmo particolarmente efficace, poi sfruttato a fondo da Internet per scambiare file musicali (il famoso MP3, il cui nome ufficiale è MPEG-1, Audio Layer 3).
– MPEG-2. In questo caso l’obiettivo era fornire uno standard di compressione che garantisse una qualità broadcast. Nel 1995 il gruppo di lavoro presentò il testo finale della sua proposta. Il successo è stato pieno e oggi l’MPEG-2 è impiegato da moltissime emittenti e centri di produzione. Anche i dischi DVD (CD) usano un segnale di questo tipo.
– MPEG-3. Si era pensato a questa sigla per lo standard destinato alla televisone ad alta definizione, l’ HDTV. La qualità ottenuta con l’MPEG-2 ha fatto accantonare i progetto.
– MPEG-4. A partire dal 1993 il gruppo ha avviato i lavori per ottenere uno standard di compressione video particolarmente efficace, così da ridurre talmente il bit rate da usare Internet per la tramissione di file video. Nel 1997 era già pronto il progetto preliminare, divenuto definitivo nel 1999. Con l’MPEG-4 è possibile ricevere segnali video anche sui cellulari di ultima generazione.
– MPEG-7. Non è più un algoritmo di compressione ma piuttosto uno standard in grado di descrivere una pluralità di contenuti multimediali. È definito multimedia content description interface. L’obiettivo è fornire un sistema che consenta di lavorare con i vari prodotti multimediali in Internet con la stessa facilità con cui oggi ci si scambiano file testo.
– È allo studio un ulteriore standard con il nome MPEG-21.

Bibliografia

  • SOLARINO Carlo, Video produzione digitale. Il segnale, le apparecchiature, gli studi, Vertical Editrice, Milano 1999.
  • WATKINSON John, Compression in video and audio, Focal Press, Oxford 1995.
  • WATKINSON John, MPEG 2, Focal Press, Boston (MA) 1999.

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Come citare questa voce
Lever Franco , Nicolosi Giuseppe , MPEG (Moving Picture Expert Group), in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (24/09/2020).
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