Tarde (de) Gabriel

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Gabriel de Tarde
Psicologo, criminologo, sociologo francese (Sarlat, Dordogna, 1843 – Parigi 1904). Compie studi giuridici, è magistrato (1869-1894), quindi direttore dell’ufficio statistico del Ministero della giustizia, docente di scienze politiche e, dal 1900, di filosofia moderna al Collège de France. Muove da indagini quantitative su casi penali, controbattendo Cesare Lombroso circa il carattere biologico ed ereditario della criminalità, per dedicarsi poi alla sociologia con un approccio comportamentistico che illumina la nascente ‘psicologia sociale’, di cui molti lo considerano fondatore. I suoi contributi più originali riguardano, nella scia con prospettiva critica di G Le Bon729, l’influenza dei media applicata al rapporto élite-massa e alla tematica del potere.
Opere principali di T.: La criminalité comparée,1866; La philosophie pénale, 1890; Les lois de l’imitation, 1890; Etudes pénales et sociales, 1892; La logique sociale, 1894; Essais et mélanges sociologiques, 1895; L’opposition universelle, 1897; Etudes de psychologie sociale, 1898; Les lois sociales, 1898; Les transformations du pouvoir, 1899; L’opinion et la foule, 1901; Psychologie économique, 1902. Alcuni dei testi più significativi sono reperibili in traduzione italiana: Tarde (de) Gabriel, Scritti sociologici (a cura di Franco Ferrarotti), Utet, Torino 1976.]
La teoria del cambiamento sociale e culturale di T. poggia su alcuni principi d’interazione tra le menti umane: 1) l’opposizione, che genera conflitto, 2) l’adattamento, che stabilisce nuovi equilibri dopo l’opposizione, favorendo integrazione sociale e progresso con 3) l’invenzione di soluzioni che si affermano, in numero limitato, attraverso 4) l’imitazione. Nell’analisi della comunicazione di massa T. parte, criticando Le Bon, dal concetto di ‘folla’ che vede come un "insieme di contagi mentali prodotti essenzialmente dal contatto fisico". Le comunicazioni da mente a mente, egli osserva, non hanno come condizione necessaria la vicinanza dei corpi. Ad esempio i ‘numeri’ che rendono possibili le leggi del Parlamento non si formano tanto nelle piazze (con persone a portata di ‘voce’ e di ‘sguardo’) quanto attraverso le idee trasmesse a individui che su un vasto territorio, ciascuno a casa propria, leggono lo stesso giornale e si convincono di condividerle con molti altri. Nasce così il ‘pubblico’, concetto che T. contrappone alla ‘folla’ definendolo "dispersione di più individui coesi da suggestione a distanza", fa risalire ai primi sviluppi della stampa nel sec. XVI e ritiene concretizzato nel "pubblico politico" nato con la Rivoluzione francese. Sarà tuttavia il progresso dei mezzi di trasporto e di trasmissione istantanea del pensiero a distanza, nello scorcio del sec. XIX, a estendere il ‘pubblico’ a quella dimensione con cui si esprime, in modi non occasionali ma costanti, la moderna ‘opinione pubblica’. In tal senso, deduce T., l’opinione affianca la tradizione nell’ambito dello ‘spirito pubblico’.
All’inizio è comunque la ‘stampa’ a svolgere un ruolo decisivo, offrendo quotidianamente quel "punto di riferimento che raggruppa le coscienze degli individui in un pubblico e trasforma la pluralità di opinioni isolate in una opinione pubblica". Mediante l’informazione di massa s’instaura un ‘dibattito permanente’, in quanto il giornale rappresenta una ‘lettera pubblica’ con cui si apre una ‘conversazione pubblica’ che, derivando da quelle private, assurge con loro a grande regolatrice e nutrimento. Tuttavia la stampa, benché contribuisca fortemente a ‘istituire giorno per giorno l’oggetto d’interesse comune’ (T. sembra qui anticipare la teoria dell’ agenda setting), non riesce da sola a materializzare un’opinione pubblica. A questo punto T. propone la quadratura del circolo: se la lettura dello stesso giornale realizza ‘l’interindividualità astratta o ideale della società di massa’, per l’elaborazione dell’opinione pubblica è anche necessaria, a valle, ‘l’interindividualità concreta della parola’, forma spontanea e continua di deliberazione che aumenta la probabilità di propagazione delle opinioni più chiare. La ‘conversazione privata’ diventa così un momento essenziale del sistema mediatico come ‘spazio pubblico’ della democrazia. E spontaneo viene l’accostamento, oltre che Habermas (1962), all’influenza personale nelle comunicazioni di massa che sarà investigata da P. Lazarsfeld (1955).

Bibliografia

  • HABERMAS Jürgen, Storia e critica dell'opinione pubblica, Laterza, Bari 1971 (ed. orig. 1961).
  • KATZ Elihu - LAZARSFELD Paul F., L'influenza personale nelle comunicazioni di massa, ERI, Torino 1968 (ed. orig. 1955).
  • MATTELART Armand, Gabriel Tarde. L'era dei pubblici in Id., L'invenzione della comunicazione, Il Saggiatore, Milano 1998.
  • REYNIE Dominique, Gabriel Tarde. Théoricien de l'opinion in TARDE Gabriel, L'opinion et la foule, PUF, Paris 1989.
  • REYNIE Dominique, Tarde et Le Bon in SFEZ L., Dictionnaire critique de la communication, PUF, Paris 1993.
  • TARDE Gabriel, L'opinione e la folla, La Città del Sole, Reggio Calabria 2005 (ed. orig. 1901).

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Note

Come citare questa voce
Gagliardi Carlo , Tarde (de) Gabriel, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (24/08/2019).
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