Teatro di posa

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Ambiente attrezzato per effettuare riprese cinematografiche o televisive.
Nei primi anni del muto i t.d.p. erano grandi locali con soffitto, e talora anche pareti, formati da vetrate dotate di tendaggi, in modo da poter ‘modellare’ la luce naturale. Più tardi, con l’uso progressivo dell’illuminazione artificiale, si trasformarono in ampi capannoni bassi e rettangolari.
Un odierno t.d.p. è un vasto edificio solitamente a forma di cubo, con una grande apertura per consentire l’entrata dei mezzi e del materiale scenografico e porte più piccole per l’ingresso delle persone, dotato d’impianto di condizionamento e fornito di corrente elettrica con linee disposte ad anello e ‘ponti luce’ sul soffitto, praticabili dagli elettricisti. È collegato, a breve distanza, con una serie di altri ambienti sussidiari, come camerini per gli attori, sale trucco, laboratori di scenografia e servizi (spogliatoi, ristorante, ecc.). Inoltre può essere adiacente a un vasto spazio aperto per riprese in esterni.
Vari t.d.p. possono essere riuniti in un articolato (centro di produzione o città del cinema, come Cinecittà in Italia.
Il t.d.p. televisivo (più frequentemente indicato con il termine ‘studio’) è l’ambiente nel quale si confeziona un programma, con la presenza o meno di pubblico. Esso è composto essenzialmente da due settori: il set, dove si svolge la ripresa vera e propria, e la regia televisiva, dove si svolgono i controlli, collegata poi ai vari servizi (telecinema, controllo audio e video, videoregistrazioni, ecc.).

L. C.

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Come citare questa voce
Castellani Leandro , Teatro di posa, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (28/09/2020).
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