Giornale radio

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Testata del Giornale Radio Rai
Il g.r. è la massima espressione del giornalismo radiofonico. È il prodotto completo nel quale una redazione cerca di dare agli ascoltatori un panorama di notizie più esauriente possibile sfruttando tutte le potenzialità del mezzo. Ogni notiziario, perciò, deve essere completo, perché nessun ascoltatore segue la radio per l’intera giornata, e aggiornato all’ultimo minuto, altrimenti verrebbe meno alla funzione propria della radio che è il più veloce mezzo di comunicazione. Il notiziario, dunque, benché inserito in un palinsesto, in una programmazione, cioè, che comprende anche musica, cultura e intrattenimento, è un prodotto autonomo, indipendente dal palinsesto stesso, mai però un prodotto singolo come il giornale quotidiano.
L’informazione soprattutto, grazie all’agilità tecnica del mezzo e alla possibilità, quindi, di seguire i fatti che accadono in tempo reale, è l’oggetto principale della radio; perciò i notiziari devono essere frequenti: almeno tre le principali edizioni del g.r., al mattino, a metà giornata e alla sera, con notizie, commenti, interviste, testimonianze e corrispondenze dall’estero. Tra questi appuntamenti brevi notiziari flash, di qualche minuto, che oltre al compito di informare l’ascoltatore hanno quello di rassicurarlo perché "non è accaduto niente di nuovo".
Un notiziario dura al massimo trenta minuti; un tempo più lungo fa perdere all’ascoltatore concentrazione e quindi capacità d’ascolto.
La notizia, un fatto che prima non si conosceva, oltre ad avere in sé l’indispensabile dose di novità deve avere anche un’altra particolarità: essere interessante. Deve, poi, essere attuale, magari insolita o capace di aiutare l’ascoltatore: deve saper rispondere alle sue curiosità o solleticarne le passioni. L’avvenimento deve coinvolgere un gran numero di persone o essere accaduto a non troppa distanza o ancora riguardare persona famosa (Notizia;Notiziabilità).
Per la redazione di una notizia non si può non far ricorso alla tradizionale tecnica di impostazione del primo direttore dell’agenzia di stampa Associated Press, Meville E. Stone, e cercare di rispondere alle altrettanto tradizionali cinque domande: Chi? Come? Dove? Quando? Perché? Regola buona, questa, per la redazione di qualunque notizia, per qualunque mezzo di comunicazione. Il redattore di un g.r. deve, di più, possedere (avere affinato nel tempo) un orecchio così allenato da riuscire a scrivere un testo che sia poi ascoltato. Vale anche per il g.r., anzi soprattutto per il notiziario, la distinzione tra giornalismo televisivo, che è commento di immagini, e giornalismo radiofonico, che le immagini deve crearle. Alla radio si parla con un linguaggio che non è quello della televisione e si scrive con un linguaggio che non è quello della carta stampata. La televisione è soprattutto guardata, la notizia riportata su un giornale è letta e quindi richiede un destinatario alfabeta; la notizia per radio è ascoltata e tutti hanno diritto a essere informati su quanto capita nel mondo.
Il linguaggio radiofonico deve, perciò, rispondere a precisi requisiti di chiarezza, semplicità, concretezza, brevità, ritmo e cambio di voce. Al riguardo conviene rileggere quanto Carlo Emilio Gadda ha scritto nel 1953 nel suo Norme per la redazione di un testo radiofonico, (un promemoria per i giornalisti della radio redatto su incarico della Direzione del Terzo Programma della Rai-Radio Italiana): "Il pubblico che ascolta la radio è un pubblico per modo di dire. In realtà si tratta di persone singole, di monadi, ovvero unità, separate le une dalle altre. Ogni ascoltatore è solo: nella più soave delle ipotesi è in compagnia di pochi intimi. Seduto solo nella propria poltrona, dopo aver iscritto in bilancio la profittevole mezz’ora e la nobile fatica dell’ascolto, egli dispone di tutta la sua segreta suscettibilità per potersi irritare del tono inopportuno onde l’apparecchio radio lo catechizza. È perciò bene che la voce, e quindi il testo affidatole, si astenga da tutti quei modi che abbiano a suscitare l’idea di una allocuzione compiaciuta, di un insegnamento impartito, di una predica, di un messaggio dall’alto. L’eguale deve parlare all’eguale, il libero cittadino al libero cittadino, il cervello opinante al cervello opinante. Il radiocollaboratore non deve presentarsi all’ascoltatore in qualità di maestro, di pedagogo e tanto meno di giudice o di profeta, ma in qualità di informatore, di gradevole interlocutore, di amico. I suoi meriti e la sua competenza specifica sono sottintesi o, per meglio dire, sono già enunciati dal nome, dalla firma. All’atto di redigere un testo di un parlato, si dovrà, dunque, evitare che nel radioascoltatore si manifesti il cosiddetto ‘complesso di inferiorità culturale’, cioè quello stato di ansia, di irritazione, di dispetto".
Se è vero che il pubblico della radio è "un pubblico di persone singole", allora è giusto che la notizia radiofonica segua uno svolgimento più psicologico che logico. La sequenza dell’avvenimento viene pensata non in ordine di tempo, ma di importanza. Contro ogni logica, cominciando dalla fine come per un avvenimento sportivo, un incontro di calcio, per esempio: è più importante dare subito il risultato che non dire dove l’incontro si è svolto, a che ora è cominciato, chi arbitrava la gara ecc.
Il tempo del g.r. è il presente. Nelle frasi di apertura, la brevità della notizia permette di far reggere la frase su un solo verbo di modo infinito (per esempio il participio).
Particolare importanza riveste nelle notizie per il g.r. il lead, la frase d’apertura della notizia, le prime parole del testo. Antonio Piccone Stella, direttore del g.r. Rai e autore, nel 1948, di una Guida per quelli che parlano alla radio e per quelli che l’ascoltano, così spiegava: "nel lead culminano per il giornalista radiofonico la sua sensibilità politica, il suo intuito giornalistico, la sua bravura letteraria. Purtroppo non ci sono regole fisse per apprendere l’arte del lead. Si può solo raccomandare di disporre le parole in modo che sulle prime quattro o cinque cada con maggior peso l’accento del fatto e si proietti tutto il suo interesse. Quelle quattro o cinque parole saranno la chiave della notizia". Il verghiano "hanno ammazzato compare Turiddu" al posto del più semplice "compare Turiddu è stato ammazzato" potrebbe essere un ottimo esempio di lead radiofonico. Verga vuole che il lettore comprenda tutto l’orrore per il delitto e riesce magnificamente nel suo intento.
La quantità delle notizie contenute in un g.r. e un gran numero di g.r. nell’arco della giornata non sono sempre validi indicatori per giudicare la qualità di una emittente. Contano di più imparzialità e obiettività.
Un buon g.r. comincia con il porre le notizie in ordine, nel tempo e per settori. L’impaginazione è operazione delicata. In radio la successione con cui vengono trasmesse le notizie equivale alla loro importanza. La precedenza va alle notizie dall’interno o dall’estero, secondo l’importanza del fatto. Se si equivalgono, la precedenza va alle notizie dall’interno. A parità di ‘peso’, poi, vale sopra ogni altra considerazione quella relativa al tempo: si apre con la notizia più fresca.
Ogni g.r. viene diviso in parti che siano equilibrate tra loro: politica dall’interno e dall’estero; cronaca dall’interno e dall’estero; economico-sindacale; cultura e società; sport. Significa che tra un blocco e l’altro non devono esserci salti troppo bruschi ma neppure legami banali o, peggio, convenzionali. Il g.r. deve scorrere fluidamente, secondo una logica comprensibile e chiara. Deve conservare in ogni edizione e ogni giorno la sua linea. Da un giornale all’altro si evita di ripetere le stesse notizie. L’aggiornamento di un fatto merita sempre l’apertura.
Scrivere titoli è mestiere tra i più ardui: in radio mancano, per esempio, gli artifici grafici che aiutano a comprendere e a leggere il titolo su un quotidiano. I titoli devono essere concisi (notizie di una riga), colpire l’ascoltatore, fargli venire la voglia di saperne di più, senza travisare o banalizzare i fatti.
Oggi il g.r. è, in genere, condotto, cioè ‘letto’, da un giornalista: ne va di mezzo la professionalità della voce, ci guadagna il legame con l’ascoltatore. Paolo Orsina (1992) spiega che "il giornalista si pone davanti alla notizia con lo spirito di uno che la conosce, che sa come usarla; è al microfono per se stesso, oltre che per gli ascoltatori. Ha partecipato alla stesura del giornale, ne vive la vita redazionale giorno dopo giorno; ha idee proprie che, con moderazione e con professionalità, può dichiarare per radio. Può andare a braccio per legare servizi o per intervistare in diretta personaggi al telefono o in studio. Insomma se è veramente bravo può fare del g.r. una sua creatura".
Le notizie del g.r., però, entrano nelle case degli ascoltatori senza alcuna scelta, a differenza di quanto avviene all’edicola per i giornali stampati. Ed entrano nelle teste degli ascoltatori in maniera più soft e discreta di quelle portate in casa dai telegiornali. Per questo occorre che un g.r. non offenda nessuna sensibilità, che sia, cioè, sempre rispettoso del pubblico. (Radio)

Bibliografia

  • DE LUCA Laura - LOBINA Walter, Tu piccola scatola. La radio: fatti, cose, persone, Edizioni Paoline, Milano 1986.
  • GADDA Carlo Emilio, Norme per la redazione di un testo radiofonico in GRANDI R., Il pensiero e la radio. Cento anni di scritti classici, Lupetti, Milano 1995.
  • OLMI Massimo - MANTEGANI Ugo - PALLOTTA Gino, La stoffa del giornalista, Edizioni Paoline, Roma 1983.
  • ORSINA Paolo, Il giornalista radiofonica, Dispense LUISS, Roma 1992.

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Come citare questa voce
Gnagnarella Giuseppe , Giornale radio, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (11/04/2021).
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