Informazione giornalistica

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1. Le due definizioni

Si tratta di ogni dato che viene pubblicato su un giornale di carta stampata, giornale radio,telegiornale o su qualunque altro spazio informativo reale o virtuale. Può essere ricondotta al concetto più generale di notizia. Più in particolare, i.g. è una espressione complessa che può essere definita in almeno due modi. Innanzitutto l’aspetto statico: l’i.g. non è altro che il dato, l’elemento-base del prodotto-notizia, definito come "il fatto o l’avvenimento degno di essere portato a conoscenza di un pubblico". In questa chiave statica, l’i.g. non è altro che la cellula costitutiva della notizia, un elemento in sé conchiuso e immodificabile. Più accattivante è la definizione di i.g. in chiave dinamica. Essa non è infatti il nucleo centrale della notizia, ma ne è anche lo scopo, l’obiettivo finale. E se il fine di una notizia è quello di informare, possiamo plausibilmente immaginare l’i.g. come un flusso di notizie che istante per istante arriva dalle fonti dell’informazione e poi si riversa – attraverso i mass media – sul pubblico indifferenziato dei fruitori. Questa immagine consente di uscire dalla tautologia e ci consegna l’i.g. come una sorta di grande fiume che si riversa su lettori, radioascoltatori, telespettatori e operatori in senso lato. Un fiume che nasce come un rigagnolo e che si arricchisce man mano di nuovi elementi e di nuovi dati. Questa definizione soddisfa altresì l’elemento etico legato al concetto di i.g. Informare, infatti, è un verbo che vuol dire essenzialmente due cose:
a) mettere al corrente, avvertire. A questo basta l’i.g. intesa in senso statico. La notizia che cade nel mare magnum dell’informazione è di per sé capace di informare per il solo fatto di essere reperibile, individuabile, archiviabile o archiviata. Per il solo fatto, cioè, di essere stata ‘data’, di essere passata nel circuito dell’informazione;
b) dare forma, modellare. In questo senso l’i.g. porta con sé una forte carica etica che impone all’operatore dell’informazione una coscienza in più. Con il suo lavoro egli offre ai suoi interlocutori gli strumenti di interpretazione della realtà. Egli in-forma, nel senso che la sua azione cambia la realtà: non nel senso della manipolazione o della mistificazione, bensì in quello del miglioramento. (Ordine dei giornalisti. 5. La deontologia professionale)

2. I mezzi dell’i.g.

I mezzi attraverso cui è veicolata l’i.g., sia nel suo aspetto statico che in quello dinamico, sono tanti e variegati. Essi si moltiplicano con lo svilupparsi delle nuove tecnologie e con la loro evoluzione. Nella sua impostazione più classica l’i.g. è veicolata da quotidiani, periodici, agenzie, radio e televisione. Si tratta del giornale cartaceo o elettronico, animato da un semplice meccanismo: le informazioni giornalistiche sono state già valutate, trasformate in notizia e i lettori-radio-telespettatori non possono far altro che apprenderle tramite l’accesso diretto a un contenitore immodificabile. Diverso è il caso dell’informazione interattiva che oggi è veicolata dai nuovi mezzi di comunicazione di massa: cable Tv, Tv satellitare, banche dati, centri informatici di comunicazione e naturalmente Internet. Con questi mezzi, il destinatario della i.g. agisce direttamente, chiede ciò che vuole, impone approfondimenti, impagina il proprio giornale personalizzato. Nel grande fiume della i.g. il fruitore è chiamato a una azione di scelta, se vogliamo di autoinformazione. Certo, non è tutto così semplice come si vuol fare apparire: il ‘giornale virtuale’ presenta ancora notevoli problemi di accesso. Non è, nonostante l’acquisita dignità di media, uno strumento realmente a disposizione di tutti. Ci sono poi, nonostante l’apparente democraticità del mezzo (e forse proprio a causa di questa), notevoli problemi di condizionamento: i giri di affari, di potere, di interesse, le commistioni tra informazione e pubblicità fanno di Internet uno strumento che va maneggiato con cura.

3. Il ‘paradosso della quantità

Per descrivere il flusso della i.g. nell’epoca contemporanea abbiamo usato la metafora di un fiume. Si tratta, in realtà, di un fiume che diventa sempre più grosso, che si alimenta di sempre più variegati affluenti, al punto di configurare una specie di mare che scorre. Diventa così sempre più difficile distinguere e riconoscere le singole gocce. È quello che il giornalista Roberto Seghetti (1998) chiama il "paradosso della quantità". Una goccia d’acqua che cade da un rubinetto nel cuore della notte può tenere desta un’intera famiglia. Milioni di gocce che scorrono in un fiume fanno un rumore che non è più distinguibile e che diventa addirittura impercettibile. La stessa cosa vale per le notizie. Più si moltiplicano e meno si distinguono. L’i.g. viene meno così al suo dovere primario, quello di in-formare. Le notizie stordiscono invece di svegliare le coscienze. E mentre in-formarsi diventa sempre più indispensabile (e apparentemente più facile), il grande affollamento di i.g. finisce per rendere il compito sempre più complicato.

4. Saper scegliere

Nel grande affollamento di i.g. che caratterizza il nostro tempo è necessario innanzitutto saper cercare ciò che ci serve, riuscire a scartare ciò che riteniamo superfluo, capire cosa c’è dietro una notizia, il suo percorso, cioè il modo in cui è giunta fino a noi. Seghetti suggerisce quattro modalità (punti di riferimento) per adempiere la funzione fondamentale della scelta:
a) la produzione delle notizie. Ogni prodotto giornalistico (giornale) è l’ultima tappa di un processo industriale che fatalmente incide sul risultato finale. Ciò che arriva al fruitore, insomma, è sempre il frutto della macchina produttiva dei mass media. Saperlo serve a capire perché, ad esempio, da un radio-telegiornale possiamo aspettarci solo una i.g. sintetica; o perché un quotidiano ha un taglio diverso da un settimanale; o perché il sito Internet di un grande quotidiano offre a sua volta una selezione ridotta delle notizie pubblicate;
b) il punto di vista del giornalista. È lui infatti il professionista che decide se un fatto fa o non fa notizia, quale deve essere il peso da attribuire alla notizia stessa, quale ‘taglio’ usare per affrontare i contenuti e le problematiche. Per punto di vista del giornalista intendiamo anche la sua cultura, la sua credenza politica o religiosa, i suoi interessi, le sue amicizie e i suoi rapporti e quindi anche la vasta rete dei suoi condizionamenti. È così molto facile non attendersi da un giornalista famoso per la vis polemica e per i suoi orientamenti politici un resoconto obiettivo e asettico di un avvenimento politico;
c) l’editore (Editoria), cioè il proprietario dei mezzi di produzione giornalistica. È infatti molto plausibile attendersi che (puro o impuro o anche improprio come nel caso della lottizzazione) non desideri ottenere benefici economici o di potere dalle sue imprese. È una regola a cui non sfugge neanche Internet come testimonia la guerra del software tra Netscape e Microsoft. Chi immette informazioni nel grande flusso della i.g. può essere spinto dall’interesse più che dall’obbedienza al sacro fuoco dell’informazione;
d) il mercato. L’i.g. è anche merce, cioè un prodotto che si può vendere e comprare. I fruitori orientano il mercato con i loro gusti e questo permette di incrementare le vendite dei giornali e dei relativi spazi pubblicitari. Si crea così una sorta di circolo vizioso da cui è difficile uscire e del quale è difficile individuare i contorni.
I suddetti elementi sono un utile orientamento per consentire al fruitore di orientarsi nel grande flusso dell’informazione guardando a essa con occhio sufficientemente smaliziato per non lasciarsi turlupinare. Si tratta – dicevamo – di puri e semplici punti di riferimento per esercitare le scelte, per saper distinguere cioè tra informazione e informazione, tra dato e dato.

5. Informare e capacità di informare

Il concetto di i.g. va poi vagliato dal punto di vista del suo operatore attivo, giornalista o comunicatore che dir si voglia. Si tratta dell’elemento etico che è insito nella definizione dinamica di i.g. Chi informa non è puro e semplice comunicatore. Chi ‘comunica per informare’ opera su un territorio di riferimento (reale, come può essere il luogo di un omicidio, o virtuale, come può essere lo schermo di un computer collegato con le agenzie); su questo territorio cerca informazioni e valuta l’esistenza di una notizia; se questa esiste, egli la elabora nel linguaggio proprio del mezzo per cui lavora, in modo da soddisfare i destinatari che di quel mezzo sono i fruitori; egli deve prevedere le conseguenze reali dell’informazione, animato dalla consapevolezza che informa per rendere autonomi, per liberare, cioè, e non per rendere schiavi i destinatari del suo agire (o anche del non agire, perché anche l’omessa informazione è uno strumento per tenere al buio il nostro target di riferimento). Chiameremo tutte queste qualità attraverso l’espressione ‘capacità di informare’. Una capacità che si apprende con lo studio, con l’esercizio, l’aggiornamento e la pratica costante (Ordine dei giornalisti). Potremo così riassumere l’espressione ‘capacità di informare’ nell’attitudine a svolgere due passaggi fondamentali:
– la raccolta di dati e di informazioni finalizzati alla individuazione delle notizie, la loro adeguata selezione secondo un criterio di utilità, stabilendo così una gerarchia d’importanza;
– la traduzione dei dati in notizie vere e proprie attraverso un linguaggio adatto al mezzo per il quale si opera e al target a cui si fa riferimento.
Il primo aspetto riguarda elementi fondamentali come i concetti di notizia, notiziabilità e la professione del giornalista. Il secondo aspetto riguarda ancora – e più da vicino – il concetto di i.g. e il suo trattamento concettuale.

6. Il trattamento concettuale e linguistico dell’i.g.

Uno degli elementi caratteristici e peculiari dell’i.g. è costituito dalla capacità di tradurre le notizie in un linguaggio idoneo al mezzo e al target per i quali si opera. In pratica l’i.g. è trattata in maniera diversa a seconda che vada a finire su un mezzo di carta stampata (quotidiani, periodici), elettronico (radio-Tv), telematico (computer, Internet). Con notevole semplificazione e sintesi si evidenziano tre modi diversi di trattare l’informazione.
1) Scrivere per chi legge. È l’i.g. che finisce sui giornali di carta stampata. Si tratta della redazione di testi completi, immediati, chiari e sintetici che tengano conto di alcuni concetti fondamentali come i meccanismi psicologici della lettura, la disponibilità di tempo del lettore, il tipo di persone a cui ci si rivolge. Nella sua stesura tecnica si interviene altresì con un titolo, una impaginazione, un accompagnamento fotografico (Fotografia; Fotoreporter; per le regole di scrittura: Notizia). Questo tipo di informazione non è immune dai cosiddetti vizi di scrittura (linguaggio troppo burocratico, aulico, luoghi comuni, abuso di parole e aggettivi, anacoluti, ripetizioni, circonlocuzioni, tautologie, cacofonie, errata punteggiatura, ecc.) a cui non sfugge, a volte, neppure il più consumato dei giornalisti.
2) Scrivere per chi ascolta e vede. Si tratta del linguaggio tipico dell’informazione radio-televisiva che, quando non è cronaca ‘in diretta’ dei fatti, è servizio scritto e poi letto a beneficio di chi ascolta. Questo tipo di trattamento dell’i.g. richiede la conoscenza dei meccanismi psicologici di ascolto e visione. Occorre altresì che la lettura favorisca l’interesse e allontani le tante occasioni di distrazione che avvolgono il pubblico radio-televisivo. C’è poi da ricordare che l’ascoltatore non ha modo di vedere la punteggiatura dei testi (soprattutto le virgolette che connotano il discorso diretto), per cui solo una lettura precisa e inequivoca può evitare incomprensione e malcomprensioni. Altri elementi fondamentali sono la dizione, l’intonazione della voce, la pronuncia. Sono parte costitutiva di questo tipo di i.g. le immagini televisive, gli effetti sonori, l’eventuale accompagnamento musicale e la grafica.
3) Scrivere per chi naviga. L’i.g. che passa attraverso il computer è tradizionalmente quella diffusa dalle agenzie di informazioni. I take di agenzia sono solitamente scritti nel modo classico in cui si scrivono le notizie. La loro sostanza sono la novità (notizie urgenti, comunicati in Rete non appena giungono in redazione) e i continui aggiornamenti; la loro caratteristica è la facile reperibilità e l’altrettanto facile archiviabilità: per questo hanno titoli chiari, sintetici e fortemente esplicativi che consentono le suddette operazioni attraverso la funzione search del computer o attraverso la procedura d’ingresso in apposite banche dati. Questo tipo d’informazione telematica, una volta riservata ai soli addetti ai lavori, ha trovato una divulgazione planetaria grazie all’avvento di Internet. Adesso chiunque può accedere ai siti di quotidiani e agenzie attraverso la Rete. Per queste ragioni l’i.g. individua un nuovo target: quello dei navigatori. Occorre perciò che la ‘vecchia’ informazione elettronica si adegui alla nuova frontiera. Servono un linguaggio ancora più chiaro, siti facilmente individuabili, facili da ‘cliccare’ e anche la sostanza dell’i.g. diviene quella dell’estrema sintesi, dell’immediatezza, della riconoscibilità. Internet consente di sviluppare veri e propri ‘giornali elettronici’ che oggi evocano problemi di diversa natura (la deontologia, la verifica delle fonti, la violazione della riservatezza, l’intrusione ecc.). Questo tipo di i.g. è caratterizzato dall’interattività. È come se il singolo fruitore realizzasse un suo giornale personale, una sua impaginazione, un suo ordine di priorità. Questa nuova ‘capacità’ di essere informati’ (non sempre sinonimo di libertà o di maggiore qualità dell’informazione) è tipica di tutti i nuovi media: cellulari, Tv via cavo (Cable Tv),teletext;videotex, ecc. (Videografia).

7. Conclusioni

Accontentarsi di definire l’i.g. in maniera statica è il modo più comodo per appagare la propria curiosità senza fare approfondimenti e senza imbattersi in problemi di particolare rilievo. Ma l’i.g. nel mondo globale assomiglia sempre di più a quel grande fiume di cui si parlava in apertura. Sicché l’aver aperto gli occhi sui suoi paradossi può essere utile a riconoscere, se non proprio a evitare, i rischi e i problemi che si annidano dietro questo concetto così affascinante. C’è una frase di Hegel ricorrente tra i giornalisti che al mattino divorano i quotidiani e digitano nervosamente sulle tastiere del computer per scoprire cosa è accaduto durante la notte: "La lettura del giornale di mattina presto è una sorta di realistica preghiera mattutina". Ma in un mondo in cui cambia il concetto di i.g. e che vede trasformare il concetto stesso di giornale, viene in mente la meno citata seconda parte dell’aforisma hegeliano: "Uno orienta il proprio comportamento verso il mondo o secondo Dio o secondo il mondo. Entrambe le cose danno la stessa sicurezza, quella di sapere come ci si possa stare". Forse si può sommessamente notare che il comportamento "secondo il mondo" non offre più, ai giorni nostri, la stessa laica certezza di "sapere come ci si possa stare".

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Preziosi Antonio , Informazione giornalistica, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (06/04/2020).
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