McLuhan Herbert Marshall

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Un’immagine di Herbert Marshall McLuhan

1. La vita

Nato a Edmonton (Alberta, Canada) il 21 luglio 1911, adolescente, con la famiglia trasloca a Winnipeg (Manitoba). Iscritto nel 1930 nella locale facoltà d’ingegneria, presto passa a quella di letteratura inglese, nella quale è Bachelor of Arts nel 1933 e Master nel 1934. Qualifiche che nel 1936 e nel 1940 rinnova in filosofia e letteratura medievale, frequentando il Trinity College di Cambridge (Gran Bretagna), laureandovisi nel 1942 con una tesi sul prosatore elisabettiano, detto l’Aretino inglese, Thomas Nashe (1567-1601). Intanto, nel 1936 inizia la sua carriera cattedratica con un incarico nell’Università del Wisconsin (USA). Nel 1937 è docente di letteratura inglese nella St. Louis University (Missouri) dei gesuiti, ove incontra il – poi famoso semiologo e antropologo, suo amico e consigliere – padre Walter J. Ong. Negli stessi anni, matura la sua conversione al cattolicesimo. Nel 1944 passa come docente di teatro, poesia moderna e critica letteraria nell’Assumption College, sezione cattolica dell’Università (poi Windsor University) di Toronto (Canada) dove diventa titolare nel 1952. I suoi interessamenti per i mass media ne avviano la notorietà di ‘Profeta dell’era elettronica’, notorietà che egli accresce e rinsalda, oltre che con i suoi scritti, fondando e dirigendo nel 1953-55 un suo Center for Culture and Technology, dirigendo nel 1959-60 un ‘Progetto di studi sui mass media’, affidatogli dall’U.S. Office of Education e dalla National Association of Educational Broadcasters; e, infine, quale titolare, nel 1967-68, di un Center of Communications nella gesuitica Fordham University di New York. Nel 1972 viene nominato Consultore della Pontificia Commissione per le Comunicazioni Sociali. Moriva per emorragia cerebrale, nella sua abitazione-studio di Toronto, la notte del 31 dicembre 1980.

2. Gli scritti

Molte sue pubblicazioni – libri, articoli e interviste in riviste specializzate – trattano di argomenti e autori attinenti alla specifica sua competenza di critico letterario. Ma, piuttosto che da queste, la sua fama cosmopolita origina dalle altre molte sue pubblicazioni, più ricche di eccentricità e di paradossi, riguardanti i mass media e, in genere, le problematiche storico-culturali di mezzi e modi della comunicazione umana.
Primo venne, nel 1951, il caustico The mechanical bride (La sposa meccanica. Il folklore dell’uomo industriale, Sugarco, Milano 1984), frutto dello shock di orientamento subito dal M. venticinquenne nel suo primo incontro con le matricole americane nell’Università del Wisconsin. Mediante un’esegesi satirica dei messaggi palesi e occulti della pubblicità, egli vi denuncia la dissociazione psico-sociale prodotta dalla macchina nella società industriale USA: dissociazione che aveva portato l’automobile a occupare nella vita dell’uomo americano il posto già tenuto – di qui il suo titolo – dalla fidanzata e dalla moglie.
Anche il suo secondo libro, scritto in collaborazione con E. S. Carpenter, Explorations in communication, per vari anni restò quasi ignorato (Le comunicazioni di massa, Nuova Italia, Firenze 1966). Raccoglieva 26 articoli, già pubblicati nel periodico Explorations tra il 1953 e il 1959, sette dei quali erano di un inedito M., sorpreso dall’esplosione televisiva degli anni Cinquanta in USA e soprattutto condizionato dall’ambiente accademico di Toronto; allora frequentato, tra gli altri, dall’etnologa e antropologa statunitense Margaret Mead, dallo svizzero storico delle civiltà Siegfried Giedion, e dal canadese, economista e storico della comunicazione umana Harold Adams Innis.
Qualche successo, invece, lo conobbe The Gutenberg galaxy. The making of typographic man edito a Toronto nel 1962 (La galassia Gutenberg. Nascita dell’uomo tipografico, Armando, Roma 1976). M. vi cercava di esporre il suo tema-tesi dell’influsso operato dall’introduzione dei caratteri mobili di Gutenberg in tutta la cultura dell’Europa occidentale dal 1500 al 1900; e, di riflesso, in tutte le culture e vicende storiche che si sono modellate su di quella; producendo un uomo radicalmente diverso, tanto da quello dei millenari villaggi tribali, quanto dall’uomo elettronico del "villaggio planetario" dell’odierna "Galassia Marconi". (N.d.c.: l’espressione villaggio planetario è il modo in cui il traduttore italiano ha reso il termine global village, proposto qui per la prima volta da McLuhan; l’espressione più aderente all’originale - villaggio globale - si imporrà nella traduzione dei volumi successivi).
Successo, invece, rapido e mondiale ottenne il suo Understanding media. The extensions of man. Edito a New York nel 1964, e presto tradotto in settanta lingue (Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, Milano 1967), per quasi un ventennio nella pubblicistica corrente consacrò l’autore ‘Vip massimo’ nel sapere dell’umana comunicazione (mass)mediale. Nella breve parte prima egli vi proponeva quelli che resteranno gli ingredienti tipici del Mcluhanismo: la "Galassia Gutenberg" e la "Galassia Marconi", il "villaggio globale" e, soprattutto, l’aforisma-paradosso "Il mezzo è il messaggio" (nel 1967 da lui variato in "Il mezzo è il massaggio"). Mentre nei 26 capitoli della parte seconda cercava di provarne la fondatezza storica, rifacendosi cronologicamente ad altrettanti media (o tecnologie): dalla parola alla scrittura, dalla ruota all’orologio, dalla stampa alla luce elettrica (Elettricità), dal telegrafo al cinema e all’automazione quali fattori condizionanti tutte le storiche mutazioni psico- e socio-culturali dell’umanità.
Altre opere: nel 1967, con Quentin Fiore, The medium is the massage. An inventory of effects (Il medium è il massaggio. Un inventario di effetti, Feltrinelli, Milano 1968); nel 1968, con Quentin Fiore, War and peace in the global village, McGraw Hill, New York (Guerra e pace nel villaggio globale, Apogeo, Milano 1995); nel 1969, Mutations 1990, Mame, Tours; nel 1970, con W. Watson, From cliché to archetype (Dal cliché all’archetipo, Sugarco, Milano 1994) e D’oeil à l’oreille (Dall’occhio all’orecchio, Armando, Roma 1982). Pubblicazioni postume: nel 1989, con Bruce Powers R., The global village (Il villaggio globale, Sugarco, Milano 1992); L’uomo e il suo messaggio. Le leggi dei media, la violenza, l’ecologia, la religione, Sugarco, Carnago (Va) 1992.
Notevoli apporti sulla sua vita familiare, le sue attività professionali e l’estroso variare del suo pensiero, entro e fuori dell’ambito delle comunicazioni umane, li ha forniti nel 1987 la pubblicazione Letters of Marshall McLuhan ricca di 206 lettere nella versione italiana del 1991 (Corrispondenza: 1931-1987, Sugarco, Milano) e di ben 1.500 nell’originale inglese del 1987 (Oxford University Press).

3. Il pensiero

Mutevole, come sempre si è mantenuto, non è possibile esporlo completo e valutarlo metodicamente. Ci si limita, perciò, a segnalarne le tesi più caratteristiche relative ai cambiamenti delle comunicazioni umane.
Stante l’assioma Il mezzo è il messaggio, M. propone una visione globale dell’uomo e della storia: a) monistica, nella quale cioè un solo fattore – i media – vi viene proposto come sufficiente a spiegare tutti i fenomeni ed eventi psico- e socioculturali, passati presenti e futuri; b) dialettica, dove gli stessi fenomeni ed eventi vi vengono visti nella dinamica di tesi-antitesi-sintesi tra coppie di media concorrenti; c) ideologica, in quanto le valutazioni e le proposte operative vi optano pro alcuni media, contro altri.
Di qui la sua evoluzione storica dell’uomo secondo quattro età. Precede l’Età dell’oro, del preistorico "villaggio tribale", quando tutta e sola la comunicazione orale-uditiva coinvolgeva sensorialmente ed emotivamente l’uomo, in simbiosi con tutta la natura; solo con la memoria potendo trasmettere nello spazio – ristretto alla famiglia, al clan e alla tribù – e nel tempo le esperienze e le norme di condotta, personali e di gruppo. Questa prima età declina nella chirografico-alfabetica Età d’argento (dal 2000 a. C. al 1500 d.C.), nella quale la concretezza sensoriale-visiva e la funzione analitico-lineare della comunicazione scritta causa, tra l’altro, la rivoluzione psico-culturale che, specie nella cultura greca, segna il passaggio dal "pensiero selvaggio" al logos della filosofia e all’oggettività scientifica. Le subentra il transito-degrado nella Età del ferro (1500-1800), come agente determinante della quale resta sempre il sensorio umano, questa volta coinvolto dalla linearità e ripetitività della pagina stampata. Il rapporto tra mezzi-messaggi e uomo fruitore si conclude nell’odierna rinnovata Età dell’oro, caratterizzata soprattutto dal medium televisivo, che riconduce l’uomo gutenberghiano a un neotribalismo, non più nell’isolato villaggio dell’uomo prealfabetico, ma nel globale "villaggio cosmico" della Galassia Marconi.

4. Per una valutazione

Una sommaria valutazione critica di questa sua visuale storico-antropologica non può non partire dall’ambigua accezione con la quale M. usa i due termini mezzo e messaggio. Egli inizia, infatti, attenendosi alle normali accezioni che i termini hanno, cioè qualificando mezzi (naturali o tecnici) quelli con i quali gli uomini si rendono a vicenda comuni i propri contenuti di coscienza, appunto: i messaggi; gli uni codificandoli in segni sensorialmente percepibili, e gli altri decodificandoli, secondo codici convenzionali formati su precedenti comuni acquisizioni culturali. Prosegue, invece, prima includendo tra i "mezzi" anche quelli di trasporto (strade, navi, auto...), poi anche tutti i prodotti tecnologici dell’uomo (orologio, bussola...) e la tecnologia tout court (elettricità...); nonché il globale ambiente socio-culturale che l’uomo storico si è andato via via costruendo, nel quale le variazioni indotte sarebbero "i messaggi".
È ovvio come, nella prima e più autentica accezione dei termini, l’assioma risulti una provocazione assurda, se inteso (come nel più grezzo mcluhanismo giornalistico) del tutto disattento al valore e peso dei contenuti-messaggi, per riservarlo esclusivamente alla natura e proprietà dei mezzi che li veicolano; oppure passi a estroso paradosso, se inteso (come nel mcluhanismo più sensato) a rilevare nella comunicazione umana, oltre alla quantità e qualità dei contenuti-messaggi (espliciti o impliciti), anche (e, forse, soprattutto) gli effetti psico-sociali e storico-culturali indotti dai mezzi in quanto tali.
Non meno discutibili risultano anche quasi tutte le varie argomentazioni con le quali M., via via nel tempo, cerca di sostenere la sua tesi-paradosso. Tali, ad esempio: quella della teorizzazione calorica dei media, da lui distinti, in rapporto al sensorio del recettore, in hot (caldi) e cool (freddi); quella dei media "estensione dell’uomo"; e quella, poco specificata, "dall’esplosione all’implosione". Infatti, nella prima l’assegnazione dei media che egli vi compie all’una o all’altra classe attiene a pura fantasia; venendovi qualificati, per esempio, hot (caldi): la carta, il grammofono, la radio; e cool (freddi): il manoscritto, il telefono, la televisione. La seconda (proposta in Understanding Media): "Tutte le tecnologie sono estensioni del nostro sistema fisico e nervoso", si rifà senz’altro a una analogia familiare a seri antropologi; ma poi ne altera la fondatezza scientifica dando il vestito come estensione della nostra pelle, l’alloggio come indumento collettivo, ecc. Della terza argomentazione basti notare che non ne risulta chiaro chi e che cosa i media-messaggi vi facciano esplodere o implodere: il sistema nervoso centrale, tutto il corpo umano o l’intera umanità?
Le cose vanno meglio con l’ultimo M., tardivo teorizzatore dei rapporti fisio-biologici tra i media e i due emisferi del cervello umano, da lui appresi, negli anni Settanta, dagli psicologi e neurologi R. J. Trotter, A. R. Lurija e E. H. Lenneberg. Precisa: "Non si tratta di una semplice ipotesi, ma di una scoperta scientifica fondata sull’anatomia e la neurochirurgia [...]. Dei due emisferi, quello di sinistra è specializzato nell’analisi, quello di destra nel pensiero globalizzante [...]. Da questo emisfero dipendono soprattutto il nostro orientamento spaziale, il nostro operare artistico, l’abilità operativa, l’immagine del nostro corpo, il riconoscimento delle fisionomie [...]. Esso copre interamente il campo percettivo, mentre quello di sinistra si concentra su un aspetto [...]. Gutenberg si rifà all’emisfero sinistro. L’orale, l’acustico, e perciò l’elettronico, a quello destro". Questo tardivo suo approdo costituisce il più significativo apporto socio-culturale del M. massmediologo.

Bibliografia

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Note

Come citare questa voce
Baragli Enrico , McLuhan Herbert Marshall, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (15/09/2019).
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