ADSL (Asymmetric Digital Subscriber Line)

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Autore: Franco Lever
Modem ADSL
La diffusione sempre più grande di servizi telematici – con Internet che fa da traino – richiama nuovi clienti e sollecita prestazioni più alte. La risposta dell’industria si orienta in due direzioni: mettere a punto canali fisici nuovi (come i cavi e fibra ottica, oppure nuovi collegamenti satellitari) e insieme sfruttare in maniera più efficiente le reti esistenti. Questa seconda strategia ha raggiunto soluzioni utilizzabili immediatamente su larga scala, proprio perché non punta a migliorare la struttura fisica dei canali (usa il doppino di rame che collega tutti i telefoni fissi di questo mondo) quanto invece le modalità di codificazione del segnale stesso.
È il caso dell’ISDN e dell’intera famiglia xDSL, di cui l’ADSL è la proposta più diffusa.
ADSL è l’acronimo di Asymmetric Digital Subscriber Line, espressione traducibile in ‘linea digitale asimmetrica a sottoscrizione’. Indica un collegamento che, grazie a un modem speciale, trasferisce ad alta velocità segnali digitali sul normale doppio filo di rame che collega il cliente alla vicina centrale telefonica. Poiché non usa le frequenze tra 0 a 50 kHz, può funzionare in continuità, come una linea dedicata, senza interrompere o disturbare il normale traffico telefonico. Il cliente in questo modo ha un servizio molto efficiente e paga una tantum i costi della sottoscrizione, non il tempo di uso della linea, come avviene invece per il telefono. È detta asimmetrica perché assicura un flusso di dati in arrivo (downstream rate) molto superiore al flusso di dati in partenza (upstream rate); ciò in relazione al fatto che gli utenti di questo servizio sono soliti scaricare dalla rete molte più informazioni di quante non ne inviino. Ad esempio si potrebbe inviare a un provider un ordine e il relativo pagamento e quindi ricevere un programma musicale o addirittura televisivo in tempi accettabili.
Mentre l’ADSL sta guadagnando l’attenzione di molti utenti, è bene ricordare due fatti importanti: – la distanza che separa il cliente dalla centrale è un limite drastico: non può eccedere – a seconda dei casi – i 2 o i 5 km (a monte della centrale ci dovrà essere poi una linea a più alta efficienza, a fibre ottiche, ad esempio);
– c’è una notevole differenza tra il flusso teorico e quello effettivamente raggiunto nell’impianto concreto: in teoria il downstream rate può arrivare a 8 Mbps (milioni di cifre binarie al secondo: sufficiente per un segnale video compresso), in pratica esso si riduce a 1 Mbps, o anche a meno, se molti dei mille utenti collegabili a una stessa linea fisica la utilizzano contemporaneamente; per l’upstream rate lo scarto tra indice teorico e situazione concreta va da un massimo di 1,5 Mbps a 640 (o meno) kbps (migliaia di cifre binarie al secondo).
L’ADSL – come si è detto – fa parte di un’intera famiglia di connessioni alla rete, indicata con la sigla xSDL, dove la ‘x’ ha un valore collettivo e sta per i vari tipi di tecnologia utilizzata nella trasmissione dei segnali digitali. Ricordiamo la R-ADSL (Rate-Adaptive Digital Subscriber Line), in grado di adattarsi al tipo di collegamento concretamente disponibile; la HDSL (High Bit-Rate Digital Subscriber Line), che adotta una tecnologia più matura e la VDSL (Very High Bit-Rate Digital Subscriber Line) che arriva a un flusso dati veramente elevato: tra i 13 e i 52 Mbps in arrivo e 1,5/2,3 in partenza, proponendosi come alternativa alla fibra ottica negli impianti abitativi locali (distanze entro i 300 e i 1500 m.), in vista di servizi che esigono un altissimo flusso di dati, tipo il video on demand.

F. Lever

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Note

Come citare questa voce
Lever Franco , ADSL (Asymmetric Digital Subscriber Line), in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (15/08/2020).
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