Cinemascope

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Sistema di ripresa e proiezione che sostituisce al classico rapporto 1:1,33 dei vecchi schermi quello 1:2, cioè schermi con il lato orizzontale doppio rispetto a quello verticale: dunque immagini più estese, maggior ‘presenza’ del paesaggio, delle masse, delle ricostruzioni. Non per nulla i primi successi del c. sono stati La tunica (1953) di Henry Koster, storia dei primi cristiani, con scene circensi, romanità e martiri, e Sinuhe l’egiziano (1954) di Michael Curtiz, con imponenti ricostruzioni di piramidi, tombe ecc.
Da un punto di vista tecnico tale risultato è reso possibile dall’impiego di lenti anamorfiche che, in fase di ripresa, comprimono orizzontalmente l’immagine con un effetto di distorsione, e in fase di proiezione, con processo inverso, espandono le linee orizzontali riportando le immagini alla prospettiva normale. Il film, girato con la consueta pellicola a 35 mm, può essere così proiettato su un grande schermo leggermente curvo. Inoltre il c. impiega quattro piste magnetiche in luogo dell’unica colonna ottica, con un risultato di tipo parzialmente stereofonico.
Il procedimento è stato brevettato dalla statunitense Twenty Century Fox negli anni della prima grande espansione televisiva e della conseguente ricerca, da parte del cinema, di nuove ‘armi’ con cui combattere e possibilmente sconfiggere l’avversario. La trovata dei larghi schermi (wide screens) fu una di queste tattiche, ma il c. venne paradossalmente abbandonato negli anni successivi a favore di altri formati, quelli della vittoria televisiva, proprio per la sua cattiva resa sugli schermi della Tv, dove la ‘grande’ immagine orizzontale risulta una ‘piccola’ immagine al centro di due grandi zone nere oppure deve essere brutalmente tagliata ai lati per rientrare nelle proporzioni del teleschermo, con relativi inconvenienti.

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Castellani Leandro , Cinemascope, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (05/03/2021).
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