Ipertesto

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1. Origine del termine

L’i. ha remote radici nel riconoscimento dei limiti insiti nella scrittura quale strumento di rappresentazione delle idee e delle loro molteplici relazioni. Ha radici più prossime nella visione trasformata del computer da semplice ‘calcolatore’ a manipolatore di simboli di qualsiasi tipo.
La storia più recente dell’i. inizia durante la Conferenza tenutasi all’Università del North Carolina, a Chapel Hill, nel 1987. Tra i partecipanti vi erano Theodor H. Nelson, inventore, nel 1965, del termine ‘ipertesto’ e Douglas Engelbart che, già nel 1968, mostrava di poter aprire senza sforzo apparente – grazie a un programma detto ipertestuale – finestre contenenti documenti e passava con facilità da livelli superiori a livelli inferiori d’informazioni e viceversa, dando al computer, con questa prima relativamente raffinata forma di tecnologia ipertestuale, una connotazione umanistica.

2. Definizione e struttura dell’i.

L’i. è, sostanzialmente, un testo dalle molteplici direzioni di lettura, corrispondenti, ciascuna, a una relazione concettuale. È una notevole base di dati organizzata in maniera non-lineare, definito già da Nelson (1974), come "scrittura non sequenziale", come "medium per pensare e comunicare basato sul computer" e come "testo dinamico". Nell’ambito del rapporto utente-computer viene valorizzata l’ interattività, l’iniziativa dell’utente nell’esplorazione del pacchetto offerto, la scoperta casuale di informazioni e la possibilità di creare percorsi personali per accedere alle stesse. L’i. soddisfa inoltre la curiosità dell’utente e si adegua al suo livello di esperienza e di conoscenza.
La struttura dell’i. si riduce a due concetti, quello di nodi e quello di link (o legami). La base di dati (Database) dell’i. non si serve delle strutture tradizionali di archiviazione ma utilizza spazi di lavoro che corrispondono alla grandezza dello schermo del computer – oppure superiore o inferiore a essa – che vengono chiamati nodi. I link hanno la funzione di far spostare liberamente il lettore da un nodo all’altro, grazie a un dispositivo di puntamento che può essere il mouse o la tastiera. I nodi, o spazi disponibili per le informazioni, possono venire riempiti con un contenuto testuale o grafico e, nei sistemi più avanzati, anche con suono e immagini digitalizzate sia statiche che dinamiche ( Multimedialità); è possibile suddividere l’informazione segmentandola in modo tale che a ogni concetto corrisponda una serie di altri concetti, ma questo comporterebbe una fatica cognitiva notevole per il lettore, perciò, di solito, vengono forniti dei ‘pezzi’ (chunks) d’informazione significativamente consistenti, collegati tra loro.
Tavola 1
I link, o strumenti di trasporto da un nodo all’altro dell’i., legano tra loro punti sorgente e punti destinazione. Ai livelli più alti della gerarchia si trovano i nodi-genitori e ai livelli più bassi i nodi-figli. Questi, tra loro, sono nodi-fratelli. Il valore principale del link sta nella sua connettività e la vera portata di un’applicazione ipertestuale è espressa dall’organizzazione della rete determinata dai link; in molti casi, l’organizzazione è relativamente semplice e assomiglia a una foresta di gerarchie (o alberi) con sporadiche connessioni trasversali tra alcuni rami. I collegamenti più frequenti in un i. sono quelli di tipo gerarchico, perché sono l’espressione del processo cognitivo fondamentale dell’astrazione (vedi tavola 1).

3. La più semplice gerarchizzazione in un i.

Ogni applicazione ipertestuale, oltre che dai nodi e dai links è costituita da strumenti di navigazione pensati secondo una metafora scelta in partenza. Questi permettono di avanzare, di ritornare indietro o di avere una visione globale del documento ipertestuale o ancora di operare scelte più complesse. Gli approfondimenti nel testo vengono indicati dalla presenza del colore, del corpo tipografico diverso o dal cambiamento del cursore del mouse (vedi tavola 2).

4. Tipologia degli i.

Con l’utilizzazione diffusa dei personal computer (PC) sono proliferati i sistemi ipertestuali, di utilizzazione più o meno facile, e si è acceso l’interesse dei disegnatori dell’istruzione e degli insegnanti per la creazione e l’uso di documenti ipertestuali. Sono stati scritti numerosi programmi con le caratteristiche dell’i. Tra i più conosciuti, il sistema HyperCard di Apple, Guide della Owl, ToolBook di Asymetrix e MacroMedia Director.
È ormai patrimonio comune la denominazione ipermedia per applicazioni multimediali dell’i. dove il tipico accesso non lineare si estende alla grafica, al suono e all’animazione. (Multimedialità)

5. Potenziale educativo degli i.

Leggere un libro, vedere un film, ascoltare musica sono mezzi lineari per avere accesso alle informazioni. Leggendo, guardando o ascoltando si inizia e si procede secondo un percorso prestabilito fino alla fine. Il processo di pensiero però non è lineare perché sotto la spinta di associazioni emergono concetti, immagini e suoni diramati nella mappa cognitiva di ognuno. Poter-imparare-nello-stesso-modo-con-cui-si-pensa è sostanzialmente l’idea che regge l’introduzione dell’i. nei processi di insegnamento-apprendimento. Secondo Jonassen (1990), l’impegno nella costruzione di documenti ipertestuali è quello di far combaciare la struttura a rete della materia con la rete semantica del soggetto che apprende. Inoltre, dato che l’apprendimento è un processo attivo di costruzione della conoscenza e che gli utenti capiscono le informazioni offerte dipendentemente da quanto già conoscono, la tecnologia ipertestuale permetterebbe in primo luogo di individualizzare il processo di acquisizione della conoscenza facendo interagire gli utenti con le nuove informazioni nel modo per loro più significativo e venendo poi incontro all’esigenza degli stessi di controllare, con il contenuto, anche il processo di apprendimento.
L’i. facilita l’apprendimento aperto (open learning) e, lungi dal sostituirsi all’insegnante o all’educatore, favorisce le relazioni interpersonali tra questi e la classe o il gruppo.
Non va trascurato, però, il fatto che i software prodotti in maniera ipertestuale possono disorientare gli utenti in una rete molto ricca di concetti collegati senza consentirne l’assimilazione e che il sovraccarico cognitivo produce entropia cognitiva.

6. Applicazioni didattico-educative e formative

Varie applicazioni della tecnologia ipertestuale hanno portato a prodotti commercializzati. Sono disponibili applicazioni didattiche in senso stretto, cioè scolastiche, e varie altre applicazioni. Resta emblematico il progetto PERSEUS che ha sviluppato materiali basati sulla lingua, cultura e civiltà greca e che utilizza immagini a colori di reperti archeologici accompagnati da informazioni testuali.
Altre possibilità d’uso dell’i. sono la collaborazione fra diversi autori alla stesura di un unico testo, la ricerca in grandi quantità di informazioni, lo sviluppo di strumenti diagnostici, di sistemi di help, di dizionari ed enciclopedie, di cataloghi di prodotti e altre. La ricerca all’interno di basi di dati molto estese può essere notevolmente facilitata e resa interessante anche per utenti giovani.
In ambito formativo è necessario tener presente che la tecnologia ipertestuale è un’opportunità da cogliere con intelligenza, passione educativa e profezia. L’innovazione risiede nelle idee didattiche, educative e formative prima che nelle tecnologie utilizzate. Niente cambia se si considerano le nuove tecnologie come uno strumento – anche se incredibilmente potente – da aggiungere alla pratica scolastica e formativa tradizionale. Tutto può invece cambiare quando la loro utilizzazione educativa un potere destrutturante e ristrutturante perché obbliga a rinunciare alla sicurezza di interazioni scontate e di metodologie d’insegnamento e di formazione acquisite e perché chiede di riprogettare i percorsi educativi e formativi. Il lavoro collaborativo, la costituzione di una ‘comunità di pratica’ sono ulteriori ricadute positive legate all’utilizzazione dell’i. come strumento abituale di impatto con la conoscenza e come strumento di organizzazione della stessa.
Inoltre, la possibilità di collegarsi sia attraverso piccole reti sia attraverso Internet consente di attivare scambi e ricerche, in tempo reale, in i. di portata impensabile. Tra gli sviluppi futuri va presa in considerazione la possibilità di entrare in ambienti ipertestuali infinitamente più ricchi e complessi dove i rischi dell’entropia cognitiva e del perdersi nell’iperspazio saranno in aumento.

Bibliografia

  • BOLTER Jay David, Lo spazio dello scrivere. Computer, ipertesti e storia della scrittura, Vita e Pensiero, Milano 1993.
  • CASTELLUCCI Paola, Dall’ipertesto al Web. Storia culturale dell’informatica, Laterza, Roma/Bari 2009.
  • CESARENI Donatella, Ipertesti e apprendimento, Garamond, Roma 1995.
  • JONASSEN David H., Hypertext / Hypermedia, Educational Technology Publications, Englewood Cliffs (NJ) 1989.
  • LANDOW George P., L’ipertesto. Tecnologie digitali e critica letteraria, Bruno Mondadori, Milano 2000.
  • LANDOW George P. (ed.), Hyper/text/theory, Johns Hopkins University Press, Baltimore (MD) 1994.
  • NELSON T. H., Literary machine 90.1. Il progetto Xanadu, Muzzio Editore, Padova 1992 (prima edizione 1981).
  • NELSON Thomas, Computer Lib/Dream machines, The Distributors, South Bend 1974.
  • NYCE James - KAHN Paul (eds.), Da Memex a Hypertext. Vannevar Bush e la macchina della mente, Muzzio Editore, Padova 1992.
  • RICCIARDI Mario (ed.), Oltre il testo. Gli ipertesti, Franco Angeli, Milano 1994.
  • SCAVETTA Domenica, Le metamorfosi della scrittura. Dal testo all’ipertesto, La Nuova Italia, Firenze 1992.
  • ZINNA Alessandro, Le interfacce degli oggetti di scrittura. Teorie del linguaggio e ipertesti, Meltemi, Roma 2004.

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Come citare questa voce
Cangià Caterina , Ipertesto, in Franco LEVER - Pier Cesare RIVOLTELLA - Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it (06/04/2020).
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